Cimberio, attenta ai quattro segreti della Virtus
Sabato 19, alle 20,30, la squadra di Bizzozi è impegnata a Bologna contro una Granarolo in grande risalita. Ecco i motivi di questo cambio di rotta in casa bianconera
(d. f.) Sabato sera, 19 aprile, la Cimberio tornerà in campo per la Serie A affrontando fuori casa la Granarolo Bologna in quella che pare un preliminare playoff. Chi vince può continuare a sperare nella qualificazione, chi perde saluta la strada che porta al titolo. In attesa di vedere le due formazioni in campo, leggiamo qual è la situazione in casa Virtus grazie a Bruno Trebbi, curatore del sito Bolognabasket.
Alla fine, si potrebbe dare il merito a quell’allenamento notturno e punitivo del 19 marzo, che sembra aver cambiato la mentalità della squadra. Fatto sta che da circa un mese coach Giorgio Valli – dopo tante difficoltà e cinque sconfitte in fila – ha trovato il bandolo della matassa, e ha rivoltato completamente la Virtus. Ora i bianconeri giocano per davvero, e non a caso sono arrivate tre vittorie consecutive, che avrebbero potuto essere quattro senza il suicidio clamoroso degli ultimi 3’ contro Reggio Emilia. Quali sono le chiavi di questo ribaltone? Proviamo a indicarne quattro.
– Difesa: è il marchio di fabbrica di Valli, e dopo un (lungo) periodo di apprendistato i giocatori paiono averlo capito. Adesso tutti pensano prima a piegare le gambe dietro e poi a cercare un tiro per sé. Con una squadra di attaccanti e dall’indole “anarchica” è un bel traguardo, e i risultati si vedono. Nelle ultime quattro partite la Virtus subisce appena 69 punti di media.
– Un playmaker: l’arrivo di Willie Warren (foto sopra da virtus.it) ha cambiato tantissimo la squadra, in positivo. Ha la fisicità che Ware non aveva, il che è utile anche in difesa, e in più sta giocando da playmaker vecchio stile, pensando prima ai compagni e poi a se stesso: 6.3 assist di media e la capacità di prendersi responsabilità personali quando serve, facendo spesso canestro.
– Fisicità: uno dei problemi dalla Virtus 1.0 erano i mismatch negativi in quasi tutti i ruoli. Con Warren al posto di Ware il reparto esterni ha subito un bel miglioramento. Sotto canestro è arrivato Ndudi Ebi – che può giocare anche da numero 4 – e dopo qualche partita è stato scelto l’assetto attuale. Fuori Motum, troppo poco atletico, e dentro la coppia di lunghi King (nella foto contro Hassell / S. Raso) e Jordan. In pratica il primo difende e basta e il secondo il contrario, ma ha un fisico tale da essere intimidatorio dietro con la sola presenza. Al momento le cose funzionano, e questo strano reparto lunghi non subisce da nessuno, anzi.
– Tutti utili, nessuno indispensabile: è uno dei motti di Giorgio Valli, e ogni riferimento a Matt Walsh non è puramente casuale. Tutti i giocatori si sono adattati al modo di giocare richiesto dal coach, ovvero difendere in modo duro e, in attacco, cercare prima un buon tiro per il compagno e solo dopo per sé. E’ il caso di Gaddefors, di Hardy, ma è proprio Walsh l’emblema di questo cambiamento. Genio e sregolatezza, si pensava non potesse essere compatibile con Valli. Con Caserta ha fatto gli ultimi minuti in panchina, e addirittura ha rischiato il taglio, se si fosse concretizzata l’operazione Weaver. Eppure ad Avellino ha reagito da uomo squadra, giocando in maniera superba e non forzando nulla, e risultando fondamentale per la vittoria. Se sarà sempre questo, la Virtus avrà recuperato il suo miglior giocatore. Ecco come dal rischio retrocessione si è tornati a parlare di playoff. Per arrivarci serve vincere almeno tre delle ultime quattro partite, e lo scontro casalingo con Varese è ovviamente una di quelle. Facile? No, ma nemmeno impossibile.
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