Misure più rigorose per colpire la pesca di frodo

Una risoluzione approvata all’unanimità dal Consiglio regionale elenca una serie di azioni da attuare per contrastare le attività dei pescatori di frodo

pesce siluro nuova

Inasprire le sanzioni amministrative fino al sequestro e alla confisca di autoveicoli e natanti. E’ quanto chiede la Risoluzione, approvata oggi all’unanimità dal Consiglio regionale, che elenca una serie di azioni da attuare per contrastare le attività dei pescatori di frodo.

Il documento, illustrato in Aula da Marco Carra (PD), impegna la Giunta regionale a prevedere un inasprimento delle sanzioni amministrative e a valutare la possibilità di ridurre i canoni di concessione applicati dalla Regione agli operatori di settore, concordando anche la predisposizione di strutture galleggianti di video sorveglianza.

Un punto importante della Risoluzione riguarda la richiesta di coinvolgere i Comuni e gli Enti interessati per controlli più stretti sulle rive dei fiumi e dei laghi, sulle barche che vengono messe in acqua e ai fini della chiusura delle rampe di accesso nelle ore notturne.

Il provvedimento prende spunto dall’aggravarsi del fenomeno della pesca di frodo e in particolare dalle numerose inchieste che riguardano fatti accaduti sui corsi d’acqua lombardi, soprattutto sul fiume Po e nei laghi di Mantova. I pescatori di frodo, si legge nella Risoluzione, attuano una vera e propria azione predatoria con reti, elettrostorditori e altro. Il risultato è un impoverimento della quantità e della qualità della fauna ittica e un grave danno ambientale ed economico anche per chi si diletta di pesca sportiva. Di contro le sanzioni previste dalla legge in vigore sono di poca entità e le autorità preposte non possono sequestrare mezzi e attrezzature.

«Una risoluzione meritevole e condivisibile, ma che non risolve i problemi che il pesce siluro causa all’ecosistema».

Il consigliere regionale del Gruppo “Maroni presidente” Alessandro Sala, presidente della Commissione Territorio e infrastrutture e componente della Commissione Agricoltura, montagna, foreste e parchi, commenta così la risoluzione concernente la pesca di frodo approvata dal Consiglio regionale con il voto favorevole della Lista Maroni. La risoluzione inasprisce le sanzioni per i pescatori di frodo, ritenute attualmente irrisorie e pagate solo nella misura del 10% del totale, dispone l’eventuale sequestro di auto e natanti, oltre a quello di reti e attrezzature, e sollecita maggiori controlli nei bacini lombardi.

«Sarebbe stato meglio scindere in due la risoluzione, distinguendo la pesca di frodo da quella del pesce siluro – ha detto Alessandro Sala nel suo intervento in Consiglio regionale, nel corso del dibattito sul provvedimento –. I bracconieri pescano con sistemi non consentiti e spesso con natanti non di loro proprietà, dai quali càpita pure che rubino i motori fuoribordo. Sanzionarli va bene, mi auguro che i verbali vengano poi pagati. Ma mi chiedo come si può procedere alla lotta contro il bracconaggio, contro la caccia e la pesca di frodo quando la Polizia Provinciale non esiste più».
Diverso è, per Sala, il caso del pesce siluro. «Si tratta di una specie ittica maggiormente ambita dai pescatori di frodo, non autoctona, invasiva e anche molto pericolosa per gli ecosistemi fluviali – ha rimarcato il consigliere della Lista Maroni –. Come per cinghiali, nutrie, cormorani e altre specie, il problema divide l’opinione pubblica, ma a rimetterci sono gli ecosistemi. Il fabbisogno alimentare quotidiano del pesce siluro, che si nutre anche di avifauna acquatica, raggiunge il 50% del proprio peso, che può raggiungere i 2 quintali. Pescandolo, i bracconieri non compiono un danno all’ecosistema fluviale». Sala ha quindi ricordato come «per almeno dieci anni ho cercato di limitare i danni di questi pesci nella provincia di Brescia, mentre molte Province hanno speso fior di quattrini per studiare come eradicare questa specie e perfino come cucinarlo, con l’unico risultato che non lo mangia nessuno».

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Pubblicato il 08 Luglio 2015
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