Noi siamo il manifatturiero contemporaneo

Riccardo Comerio, presidente di Univa, nella sua relazione invita gli industriali intervenuti all'assemblea annuale a essere contemporanei e cita Enzo Ferrari: «Se puoi sognarlo puoi farlo»

Se è vero che gli imprenditori sono gli uomini del “fare”, secondo una definizione ormai entrata nel linguaggio comune, per gli industriali di Varese occorre rivedere quel “fare” alla luce di una nuova grammatica a cui si sono aggiunte nuove parole che hanno iniziato a trovare spazio nei territori, nella testa degli imprenditori e nel cuore delle manifatture. La «manifattura contemporanea» nasce proprio dall’incontro di termini tradizionali quali lavoro, competenza, passione, innovazione e internazionalizzazione con la nuova frontiera rappresentata da internet delle cose (Iot), cloud, big data e fabbrica intelligente.

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È con questa premessa che inizia la relazione di Riccardo Comerio all’assemblea 2016 dell’Unione degli industriali della provincia di Varese a Malpensafiere. Il presidente di Univa è consapevole del fatto che quando il vocabolario incorpora nuovi termini, vuol dire che la trasformazione è già avvenuta e la realtà già plasmata. E non è un caso che tutto questo sia avvenuto in un momento storico particolare in cui la grande crisi economica del 2008 è coincisa con l’affermazione a tutti i livelli della cultura digitale. Il manifatturiero contemporaneo nasce dunque da questo doppio “cigno nero”, direbbe il filosofo-matematico Nassim Taleb, autore di uno splendido saggio sul tema. Due black swan in grado di disorientare chiunque, anche chi, come gli industriali varesini, ha oltre un secolo di storia alle spalle.

I tre unicorni Amazon, Google e Facebook sono le icone di questo nuovo tempo: la più grande società commerciale al mondo che non ha un negozio, un motore di ricerca che, producendo pura conoscenza sulla base di un algoritmo, raggiunge la più alta capitalizzazione in borsa della storia, e la più grande società di informazione che non possiede un giornale e non ha giornalisti a libro paga. Ma che cosa hanno in comune Mark Zuckerberg, Larry Page e Jeff Bezos, rispettivamente fondatori di Facebook, Google e Amazon, con un imprenditore qualsiasi del Varesotto? «La capacità di attrarre talenti, la responsabilità sociale verso la comunità e l’ambiente, la tensione all’innovazione, la qualità dei prodotti e dei servizi, l’utilizzo equilibrato delle risorse aziendali» sottolinea Comerio. Il dna è dunque lo stesso, cambiano le forme in cui si esprime perché a questo mondo tutto si trasforma.

Gli imprenditori del manifatturiero contemporaneo devono trovare nuovi alleati che aiutino a rendere più intelligenti i tanti e ottimi prodotti sfornati dalle migliaia di fabbriche che disegnano il profilo della città infinita da Luino a Gallarate, da Busto Arsizio fino a Saronno. Per favorire questa alleanza, secondo Comerio, occorre costruire un ecosistema imprenditoriale che includa le diverse componenti sociali, istituzionali, economiche e finanziarie. «Le imprese – spiega il presidente di Univa – devono poter contare sulle università, le infrastrutture di trasporto, le banche e le società finanziarie, gli enti locali, l’informazione e un territorio che garantisca una certa qualità della vita».

L’esempio degli esempi è la Silicon Valley. Si potrebbe però anche ragionare su un modello più casereccio in grado di favorire quell’efficienza di contesto di cui hanno bisogno le imprese ma che farebbe un gran bene a tutti quelli che hanno scelto di vivere in questo territorio. Il presidente degli industriali cita le solite incompiutecome la tratta ferroviaria Arcisate-Stabio, la tangenziale di Varese, le incertezze sul destino dell’areoporto di Malpensa e di Pedemontana che «avrà un senso compiuto solo quando permetterà di collegare direttamente Gallarate a Bergamo». Il contesto dipende anche dalla qualità delle leggi e gli industriali riconoscono il buon lavoro fatto dal Governo Renzi con il Jobs act, gli ammortamenti accelerati per gli investimenti, la detrazione della componente lavoro dell’Irap, il sostegno degli investimenti in ricerca e sviluppo fino al Patent box.

La conclusione di Comerio mette insieme le due dimensioni che più caratterizzano l’imprenditore: la concretezza e la visionarietà. Due qualità complementari e solo apparentemente antitetiche. «Non si tratta di un manifatturiero privo di corpo e fisicità e nemmeno di una rivoluzione evanescente, ma di una rivoluzione che insegue la contemporaneità. Enzo Ferrari diceva: “Se puoi sognarlo puoi farlo”. Il nostro sogno è la nostra realtà e quindi siamo, siate contemporanei».

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Pubblicato il 30 maggio 2016
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