“I flussi migratori cresceranno: occorre iniziare a gestirli”

Il liceo scientifico Ferraris ha dedicato un approfondimento al tema dell'immigrazione. Storie ma anche numeri e prospettive per comprendere un fenomeno destinato a crescere

assemblea immigrati al liceo ferraris

Quanto vale la libertà? Il valore è incalcolabile ma, a volte, costa lacrime e sangue, paura e fame.

Lo hanno raccontato questa mattina, lunedì 5 dicembre, due rifugiati ospiti di Villa Letizia a Caravate ai ragazzi del triennio superiore del liceo Ferraris di Varese.

Riuniti in assemblea d’istituto al cinema Vela, gli studenti hanno ascoltato la questione dei flussi migratori dalla voce di chi, quei movimenti, li attua e di chi è chiamato a gestirli in emergenza.

Sul palco, infatti, insieme a Mohamet del Sud Sudan e a Thompson della Nigeria c’erano anche Giuseppe Calzati responsabile dell’Istituto di Storia contemporanea di Como, Frate Antonio dei padri Comboniani e Giovanni Batelli, psicologo della comunità di Caravate.

Invitati dal professor Emanuele Carini, docente di Storia e filosofia dello scientifico, gli ospiti hanno spiegato ai ragazzi i numeri, le ragioni e le prospettive dei movimenti che si registrano sulla Terra: « Sono state create barriere per contenere questi flussi – ha spiegato il prof. Calzati – l’Australia sta attuando la politica difensiva più ferrea di tutti. Anche l’Europa sta costruendo una fortezza senza capire che è solo gestendo e movimenti che si potrà costruire un modello armonico. Oggi sono nati enti per la gestione di molti fenomeni, ma dell’immigrazione non si occupa nessuno».

Eppure il problema è destinato a espandersi: sia per un effetto demografico perché, secondo le stime, nel 2050 ci saranno alterno tre miliardi di abitanti in più e tutti concentrati nei paesi del Sud del Mondo, sia per i problemi legati ai mutamenti climatici incideranno inevitabilmente sulla ricerca di nuovi assetti dato che, già oggi, l’innalzamento del livello degli oceani sta facendo scomparire intere isole.  L’urbanizzazione selvaggia, inoltre, porterà, per la prima volta, a una concentrazione delle popolazioni nelle città a discapito delle campagne con conseguente desertificazione di vaste aree.

assemblea immigrati al liceo ferraris

Gli scenari tracciati lasciano intendere che il fenomeno migratorio, che oggi interessa il 3% della popolazione mondiale, assumerà connotati ben maggiori e che lasciare al caso e all’emergenza la loro gestione sarà molto pericoloso: « La scommessa – ha ricordato Calzati – è quella di trovare risorse e strumenti adeguati per far fronte a un movimento che è un diritto sancito dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo. Tutti noi, a partire da voi ragazzi, dobbiamo dotarci di strumenti culturali per affrontare questo fenomeno». 

Per ora, il fenomeno è quello che hanno raccontato Thompson e Mohamet, entrambi fuggiti dalla brutalità di regimi cruenti.

Thompson ha lasciato lasciare la Nigeria quando suo padre, sposatosi in seconde nozze con una cristiana, ha deciso di convertirsi. Minacciato dai musulmani, ancora 16enne, è fuggito per ricostruirsi una vita. Ha pensato alla Libia perché la fama di quel paese è quella di una comunità fiorente dove trovare facilmente lavoro. In Nigeria, non erano  arrivate le notizie della morte di Gheddafi e delle guerre intestine in corso. Solo al suo arrivo in Libia ha capito il dramma: finisce in galera, torturato per giorni, prima di essere utilizzato come schiavo per conquistarsi la libertà. Lavora duramente per tre mesi svolgendo diverse mansioni e finendo in una bottega di barbiere. Stessa sorte tocca a Thompson, nato nel Sud Sudan,  scappato dalla guerra, prima in Ciad e poi in Libia per timore dei Boko Haram. Anche per lui, il viaggio della speranza verso l’Italia diventa possibile solo al termine periodo di schiavitù , patendo la fame.

Tre mesi fa, finalmente, entrambi salgono sul barcone diretto in Italia. Viaggiano due giorni in mare aperto, in balia delle onde prima di essere recuperati dalla marina italiana: « Ora i due ragazzi vorrebbero lavorare – ha raccontato Giovanni Batelli – hanno imparato l’italiano e sono pronti a rifarsi una vita. Thompson vorrebbe diventare cameriere mentre Muhamet sogna di tornare in un negozio di barbiere». 

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Pubblicato il 05 dicembre 2016
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