Il Natale in Colombia di Padre Franco

Ecco una nuova lettera di Padre Franco Nascimbene che racconta il periodo natalizio in Colombia, dove opera come missionario

padre franco nascimbene

Riceviamo e pubblichiamo una nuova lettera di Padre Franco Nascimbene, missionario di Malnate attivo dalla Colombia. In questa lettera racconta il periodo natalizio vissuto in quelle terre.

Cari amici,
oggi è Natale e sono sceso in cittá per festeggiare con gli altri Comboniani che vivono nella Capitale.
L’ultima volta che vi ho scritto vi raccontavo che il Governo ed il gruppo guerrigliero delle Farc avevano appena firmato un accordo di pace. Da allora sono successe molte cose: Il due di ottobre un plebiscito ha detto che la maggioranza dei Colombiani rifiutava l’accordo firmato.
Il presidente durante una decina di giorni ha raccolto tutte le critiche e proposte di coloro che si erano opposti all’accordo e governo e Farc si sono nuovamente seduti a dialogare. Dopo un mese e mezzo di dialogo hanno di nuovo firmato la pace avendo incluso negli accordi alcune delle 500 proposte degli oppositori al patto precedente. Ormai la cosa sembra definitiva. In questo mese di dicembre le migliaia di guerriglieri si sono concentrati in 25 zone dove ricevono durante sei mesi cibo , alloggio e formazione tecnica e progressivamente van consegnando le armi a organismi internazionali che le distruggeranno, poi piano piano si inseriranno nel mondo del lavoro. Intanto hanno giá formato un nuovo partito, che si chiama “Voci di pace ” e che competirá , giá ormai senza armi, nelle prossime elezioni.

In questo mese ho avuto in casa per una settimana 7-8 persone che sono venute ad appoggiare il mio lavoro nella preparazione del Natale con i neri del quartiere. Fra di loro ci sono due persone che, dopo avermi visitato ogni settimana negli ultimi mesi, hanno deciso di venire a vivere definitivamente nel quartiere: Nidia è una suora della congregazione delle Juaniste che hanno come carisma la pastorale tra gli operai e Marisol è una laica legata a un movimento laicale ispirato a Charles de Foucault.. Entrambe ondeggiano sui 50 anni..
Hanno giá affittato una casetta di fronte alla mia, nella stessa strada, ed alla fine di gennaio vi si trasferiranno.
Anche loro si cercheranno un lavoretto popolare, a metà tempo, che dia loro il necessario per vivere.
L’idea è di vivere una vita di equipe tra prete , suora e laica con momenti giornalieri di preghiera comune, di pranzo condiviso, di attività pastorale portata avanti insieme tra i neri della zona, di convivenza fraterna, di accoglienza di persone che vogliano condividere per qualche giorno o settimana la nostra esperienza.

E’ un sogno che stavo coltivando da quando sono giunto in questo luogo e sono molto contento che finalmente stia per realizzarsi dopo un anno e mezzo di vita e lavoro un pò solitari.

Una grossa preoccupazione che è sorta nel quartiere nelle ultime settimane è stato il nascere di un gruppo di una decina di giovani che si posteggiano a un centinaio di metri dalla mia casa, spacciano droga, assaltano i passanti, minacciano a mano armata, chiedono il pizzo ai negozietti del settore, seminano il timore tra i vicini . Dato il clima di violenza della zona, rischiano di finire tutti assassinati dai gruppi armati della città.
Io sono riuscito a farmi un pò amico con loro, salutandoli, fermandomi spesso a chiaccherare con loro nella speranza di aiutarli ad uscire da quel giro prima che sia troppo tardi, ma la cosa sembra molto difficile, perchè la organizzazione criminale che li sostiene li paga bene.

Ancora una volta la grandezza di cuore dei piú poveri stupisce:
Qualche settimana fa camminavo in uno dei settori piú poveri del quartiere e visitai una signora nera che ha una casetta di latta di due metri per tre, con pavimento di terra . Nella casa c’è solo un materasso steso per terra: non c’è acqua né luce, non c’è bagno nè cucina, nè tavolo,nè seddie….
Quindici giorni dopo sono passato di nuovo a visitarla e la signora Nury mi ha invitato ad entrare e mi ha offerto per sedermi un divano improvvisato al momento con un asse appoggiato su due pietre.
Sedutomi lì , ho visto che sul materasso era seduta un’altra signora giovane ed ho detto a Nury: Vedo che hai trovato compagnia.
Nury mi ha raccontato: qualche giorno fa camminavo per il centro ed ho incontrato Giovanna: trent’anni, nera, incinta, senza marito, senza casa, senza lavoro.
Le ho detto: io ho solo un piccolo tetto ed un materasso ma se non hai di meglio, vieni a casa mia e potrai dormire condividendo il materasso con me . Giovanna ha accettato la proposta ed ora vive con lei.
Con l’aiuto di alcuni amici abbiamo trovato una stufetta elettrica e due fili per collegarsi all’elettricità del quartiere perchè possano cucinare in casa e Nury continua la sua vita guadagnandosi da vivere cantando nei bus della cittá e portando a casa il necessario per vivere lei e Giovanna…
I pastori pieni di gioia furono alla grotta dove Gesù era nato, portando latte, lana, forse un capretto.
Il miracolo della solidarietà tra i poveri continua a rinascere.
Nella casa di Nury è Natale. La luce della sua solidarietà ha illuminato il nostro Natale.
Che illumini anche il vostro: Gesù continua a nascere…

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 26 dicembre 2016
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