I docenti universitari denunciano: “Gli studenti non sanno l’italiano”

La lettera appello è stata inviata al Governo e al Parlamento per chiedere misure urgenti. Anche all'Insubria si offrono corsi di italiano alle matricole

Open day Università dell'Insubria

«Troppi ragazzi scrivono male in italiano alla fine del percorso scolastico. Occorre un intervento urgente perché la scuola torni ad essere esigente nel controllo degli apprendi,enti oltre che più efficace nella didattica”.

Seicento docenti universitari hanno firmato la lettera appello inviata al Governo e al Parlamento. Da tempo i docenti universitari denunciano «le carenze linguistiche dei loro studenti (grammatica, sintassi, lessico), con errori appena tollerabili in terza elementare»

Alcune università si sono attrezzate proponendo corsi accelerati di italiano alle matricole che si apprestano a iniziare il percorso accademico. È avvenuto così anche all’Università dell’Insubria dove il professor Gianmarco Gaspari docente della Facoltà di Scienze della Comunicazione ha deciso di offrire un  mini corso di 20 ore: «Il livello di conoscenza dell’italiano in provincia è abbastanza buono – commentava il docente nella presentazione dell’offerta formativa –  Il problema dei ragazzi è che  studiano la lingua in modo scolastico, senza rendersi conto che il linguaggio è la rappresentazione che diamo e abbiamo di ciò che ci circonda. L’approssimazione, l’errore, la trascuratezza nel linguaggio ci rendono colpevoli di falsificazione».

Quando, sette anni fa, il docente promosse il corso, spiegò così la scelta: «Come possiamo noi insegnare in 20 ore quello che i ragazzi non hanno imparato in 13 anni? Il punto è che noi non insegniamo regole grammaticali o di sintassi. Io voglio che i ragazzi riflettano in modo non scolastico sulla fondamentale importanza di possedere la padronanza della lingua italiana. Li accompagno in un percorso alla scoperta delle funzioni delle parole, delle regole, della logica sottesa ad ogni singola forma».

La denuncia di oggi dei seicento accademici è anche più puntuale sugli errori di grammatica e sintassi e propone alcune misure di correzione:

« A questo scopo, noi sottoscritti docenti universitari ci permettiamo di proporre le seguenti linee di intervento:

– una revisione delle indicazioni nazionali che dia grande rilievo all’acquisizione delle competenze di base, fondamentali per tutti gli ambiti disciplinari. Tali indicazioni dovrebbero contenere i traguardi intermedi imprescindibili da raggiungere e le più importanti tipologie di esercitazioni;

–  l’introduzione di verifiche nazionali periodiche durante gli otto anni del primo ciclo: dettato ortografico, riassunto, comprensione del testo, conoscenza del lessico, analisi grammaticale e scrittura corsiva a mano.

–  Sarebbe utile la partecipazione di docenti delle medie e delle superiori rispettivamente alla verifica in uscita dalla primaria e all’esame di terza media, anche per stimolare su questi temi il confronto professionale tra insegnanti dei vari ordini di scuola.

Siamo convinti che l’introduzione di momenti di seria verifica durante l’iter scolastico sia una condizione indispensabile per l’acquisizione e il consolidamento delle competenze di base. Questi momenti costituirebbero per gli allievi un incentivo a fare del proprio meglio e un’occasione per abituarsi ad affrontare delle prove, pur senza drammatizzarle, mentre gli insegnanti avrebbero finalmente dei chiari obiettivi comuni a tutte le scuole a cui finalizzare una parte significativa del loro lavoro».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 05 febbraio 2017
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