Si dimezza la cassa integrazione nell’industria metalmeccanica
Il rapporto della Fim Lombardia indica tra i territori maggiormente coinvolti quelli di Milano (28,45%), Brescia (20,96%) e Varese (12,55%)
Diminuisce del 49% il ricorso alla cassa integrazione, ma l’industria lombarda è ancora in difficoltà. Nel secondo semestre 2016 sono state 612 le aziende colpite dalla crisi (1.056 nel semestre precedente) e 20.721 i lavoratori (33.914 i precedenti). E’ quanto emerge dal 42° Rapporto congiunturale presentato a Milano dalla Fim Lombardia, che ogni sei mesi rileva sistematicamente i dati nelle circa 7.000 aziende industriali che impiegano oltre 550.000 lavoratori della regione. (nella foto l’ultimo attivo dei delegati della Fim Cisl a Villa Cagnola)
Nel secondo semestre 2016 l’utilizzo della cassa integrazione ordinaria coinvolge 441 aziende (865 nel semestre precedente) e 13.178 lavoratori (24.663 nel semestre precedente). Diminuisce, del 20% circa, anche la cassa integrazione straordinaria con 110 aziende (139 aziende le precedenti) e 5.642 lavoratori coinvolti (6.771 nel semestre precedente). Resta alto il numero dei licenziamenti, anche se in calo rispetto a giugno 2016, che si attesta a quota 1.901 aggiungendosi alle migliaia dei semestri precedenti e facendo chiudere il 2016 con 4.381 lavoratori collocati in mobilità. «Una conferma del persistere della crisi e della deresponsabilizzazione di diverse aziende rispetto all’impatto sociale – afferma Enrico Civillini, segretario generale Fim Cisl Lombardia -. Non possiamo certo affermare che l’industria metalmeccanica si sia lasciata alle spalle le difficoltà: vi sono ancora diverse crisi strutturali che dovranno fare i conti con la riforma degli ammortizzatori sociali». «Nonostante il calo delle aziende interessate da situazioni di crisi – aggiunge – la congiuntura non consente ancora di riassorbire i troppi lavoratori che hanno perso il loro posto in questi anni. La desertificazione industriale determinatasi rappresenta un’ulteriore difficoltà».
Secondo la Fim Cisl Lombardia occorre costruire un sistema di flexsecurity, sul modello nordeuropeo, che possa farsi carico delle persone che perdono il lavoro offrendo loro riqualificazione e ricollocamento. “Purtroppo, in Italia, tutte le riforme del lavoro si sono occupate di flessibilità senza prima di costruire un efficace e virtuoso sistema di protezione – sottolinea Civillini -. L’Anpal, la nuova agenzia nazionale per il lavoro, dovrà farsi carico di una vera protezione sociale per i disoccupati traghettandoli tra un posto di lavoro e l’altro».
I territori maggiormente coinvolti da crisi nel semestre sono quelli di Milano (28,45%), Brescia (20,96%) e Varese (12,55%). Seguono Bergamo, Cremona e Como con, rispettivamente, il 11,27%, 5,12% e 5,02%.
I dati mostrano la preponderanza dell’intervento di cassa integrazione ordinaria nei diversi territori, ad eccezione di Brescia, Como e Pavia dove si registrano, invece, più interventi di cassa integrazione straordinaria. La mobilità è particolarmente accentuata nel territorio di Milano (855 lavoratori) dove resta alto anche l’utilizzo di cassa integrazione ordinaria (4.631 lavoratori) a dimostrazione del fatto che il territorio è ancora in forte difficoltà.
Quanto alla distribuzione della crisi nelle diverse classi d’impresa, il 42° Rapporto mostra l’incidenza rilevante delle sospensioni in moltissime piccole aziende (sono 540 le realtà interessate sotto i 100 dipendenti, rispetto alle 72 sopra i 100 addetti), che vede pesare in modo prevalente la cassa integrazione ordinaria (54,90%).
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