Primo maggio: nel 21esimo secolo non si può morire sul lavoro

Mille persone sfilano per la città per festeggiare la festa dei lavoratori . “Rimettere al centro le persone e la sicurezza del lavoro”. Parole d’ordine che risuonano in ogni intervento a chiusura della manifestazione per il Primo maggio a Varese. 


“Rimettere al centro le persone e la sicurezza del lavoro”. Parole d’ordine che risuonano in ogni intervento a chiusura della manifestazione per il Primo maggio a Varese. 

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I colori delle bandiere lungo le vie della città e in piazza Monte Grappa si sono mescolati a quelli del manifesto dell’iniziativa del sindacato con una bambina che con le mani sporche di pittura disegna un cuore. 

La festa dei lavoratori ha portato in piazza un migliaio di persone. Tanti sindacalisti delle tre organizzazioni Cgil-Cisl-Uil, ma anche amministratori con il sindaco di Varese Davide Galimberti, il consigliere regionale Samuele Astuti, Daniele Marantelli, il segretario cittadino del Pd Luca Paris.

“La sicurezza è il cuore del lavoro” non è solo uno slogan, ma nel racconto di diversi esponenti sindacali diventa elemento vitale. 

Primo maggio 2018

“Si può passare a infortuni zero e nella nostra azienda è successo – racconta dal palco Valentino Gavelli della Owens Illinois – perché la sicurezza è un obiettivo primario. Nel 21esimo secolo non è più accettabile che un lavoratore entri nel suo posto di lavoro e non torni più a casa”. 

Il giorno di festa si colora però anche di sofferenza perché “ci sono troppe vittime sul lavoro. Tre morti al giorno è un dato inaccettabile in un paese civile e avanzato come il nostro. Tutto insieme dobbiamo lavorare e impegnarci per una cultura della sicurezza”. 

Massimo Balzarini, segretario Cgil Lombardia, ha chiuso gli interventi dal palco di piazza Monte Grappa. 

“Le morti sul lavoro non sono frutto della fatalità. Abbiamo un drammatico aumento degli infortuni quotidiani. Solo in Lombardia sono centomila all’anno e dipendono da precise responsabilità a partire dalla scarsa prevenzione. Tante tragedie sono evitabili come quella dove tre donne hanno perso la vita in treno mentre andavano a lavorare. Non scegliere è comunque una scelta drammatica. Dobbiamo batterci per i diritti a partire da quello sulla sicurezza del lavoro. Ci sono ancora troppi casi di sfruttamento. Dobbiamo essere fieri di tante nostre battaglie come quella del capolarato”. 

Il segretario è entrato poi in alcuni temi classici del mondo del lavoro come la retribuzione, i tempi e la precarietà. “L’innovazione è al servizio dell’uomo e non della crescita a ogni costo perché questo non migliora la qualità della vita”.  

di marco@varesenews.it
Pubblicato il 01 maggio 2018
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