Curiglia, i tempi lunghi dell’isolamento

Lo stop alle corse della funivia che porta alla piccola frazione di montagna solleva problemi legati all’isolamento del piccolo paese e alla gestione del territorio

Avarie

«Sono fiducioso: ce la faremo anche stavolta».

Ambrogio Rossi, 81 anni, sindaco da 15 e ora agli ultimi mesi di guida della sua comunità, non si ricandiderà alle prossime elezioni «non posso, e non voglio».
Ma l’ultimo strappo verso la primavera non lo coglie impreparato, nemmeno quando apprende che la funivia rimarrà chiusa nonostante il dissequestro da parte della magistratura: spetterà all’ente, cioè al Comune, rimettere in sicurezza l’impianto.

«Per ora non so ancora di quale cifra stiamo parlando, dobbiamo fare i conti e su questo non dico nulla. Le persone che abitano a Monteviasco sono consapevoli del momento difficile, vengono aiutate, e non penso si spaventeranno del fatto che la funivia sia ancora ferma. Il problema è più ampio. Ma ce la faremo».
Rossi si riferisce alla oggettiva difficoltà legata al territorio e alla conseguente gestione dell’ambito montano in cui versa Curiglia.

«Le faccio un esempio: se oggi dovesse cadere una frana, ma molto più semplicemente il muro di contenimento di una proprietà privata, rimarremmo del tutto isolati e dovrebbero venire a portarci da mangiare con l’elicottero. Forse è ora che qualcuno si dia da fare per migliorare le cose quassù».

LA STRADA. “LE” STRADE – Curiglia rimase in effetti parzialmente bloccata anni fa quando si interruppe il collegamento col fondovalle per via di alcuni lavori di regimentazione idrica. In quel caso fu lo stesso Rossi a occuparsi di portare residenti e turisti a valle servendosi del “Pandino” del Comune (e a volte anche con quello di sua proprietà).

Una soluzione a questo isolamento potrebbe essere il rilancio di una vecchia mulattiera che collega i due versanti della valle, cioè quello di Curiglia e quello di Veddasca dove la strada provinciale che proviene dal fondovalle (Maccagno) arriva fino al confine di Stato con Indemini, in Ticino.
Vuol dire, dal punto di vista viabilistico, un “piano B” per i residenti, e di fatto l’apertura di uno sbocco turistico incredibile verso la Svizzera.

L’idea è stata rilanciata dal “vicino di casa” di Curiglia, Fabio Passera, sindaco di Maccagno con Pino e Lozzo, in Veddasca, che ha sostenuto l’idea di coinvolgere gli enti sovra comunali per completare questo collegamento viario.

In passato per questa strada (la “Lozzo-Piero appunto) vennero spesi 1,5 milioni e che prevede per il completamento l’importo di altri tre milioni di euro per 2,5 chilometri di strada oggi non percorribile.

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Pubblicato il 07 dicembre 2018
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