Guido Camussi, un cavaliere-partigiano sui monti dell’Ossola

A Gallarate la piazzetta legata alla memoria della Resistenza è intitolata a un partigiano caduto in Valstrona nel 1944, nelle formazioni di patrioti nate dai militari rimasti fedeli all'Italia

gallarate generico

A Gallarate il monumento alla Resistenza, realizzato da Arnaldo Pomodoro dopo un lungo dibattito artistico e inaugurato nel 1980, si trova in Largo Camussi.

La piazzetta nel centro della città di Gallarate (dove da 2018 il corteo passa per un omaggio, mentre una volta era punto conclusivo) è dedicata al capitano Guido Camussi, gallaratese, caduto nella Resistenza.

Ufficiale del Reggimento Savoia Cavalleria, è un rappresentante della Resistenza animata dai militari in territorio occupato, che – senza riconoscersi in un indirizzo politico preciso, ma senza attendere passivamente l’evolversi degli eventi – si schierarono per l’Italia, contro l’occupante tedesco e contro il governo illegittimo costituito dai fascisti.
Camussi aderì alla formazione “Gruppo Patrioti Ossola” e morì in Valstrona, in provincia di Novara (oggi Verbano-Cusio-Ossola) nel giugno 1944. «Perdonami se non ti ho detto prima della mia partenza che mi univo ai patrioti: la Patria ha bisogno anche di me per la sua giusta causa; spero di poter sempre fare, con la fede in Dio, il mio dovere», scrisse alla madre sul finire della primavera.

In quei giorni i nazifascisti stavano completando il rastrellamento della Val Grande, il 20 giugno c’era stata la fucilazione dei 43 martiri a Fondotoce. Nel frattempo tedeschi e fascisti impegnarono anche le forze della Valstrona, canale tra Cusio e Valsesia  dove i partigiani ex militari erano guidati dall’ufficiale Alfredo Di Dio. Formazioni militari che poi combatterono anche nella Repubblica dell’Ossola, a fianco di comunisti, socialisti, liberali, democratici cristiani.
I rastrellamenti furono durissimi e colpirono anche la popolazione civile, infatti Valstrona, per le sofferenze patite, ebbe poi la Medaglia d’Argento al Valor Militare.

In quei giorni di fine giugno era atteso un lancio di armi e viveri da parte degli angloamericani, che fu rinviato all’ultimo secondo per evitare che le dotazioni finissero in mano ai nazifascisti. Camussi, che già si è portato nella zona del lancio, scese con il suo gruppo a fare da avanguardia per proteggere il resto del partigiani dalla colonna nemica che avanzava. Catturati, i sei partigiani ex militari «dopo i rituali, terrificanti episodi di violenza, caricati su una camionetta, legati, serrati fra due panche di legno, vengono portati ad Omegna ed esposti perché la popolazione conosca i banditi». Furono poi portati a Strona, dove gli abitanti furono costretti a portarsi nella piazzetta centrale per assistere all’eccidio. Insieme a Camussi (la foto è tratta da “Gallarate nella storia e nella tradizione” di Luigi Aspesi, ed. Studi Patri 1978) caddero Egidio Baldioli, Luca Ceresa, Romolo Colli, Giuseppe Fortis e Giuseppe Nichini.

Era il 27 giugno 1944. Dieci mesi dopo la guerra era finita.

Roberto Morandi
roberto.morandi@varesenews.it

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Pubblicato il 24 Aprile 2019
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