Il blues acustico del quartetto di John Mayall
Dopo aver lanciato i migliori chitarristi elettrici, il re del british blues abbassò il volume
Nell’autunno 1969 John Mayall, fra live e studio, era ormai arrivato a una decina di album pubblicati. Il re del british blues era famoso per lanciare formidabili chitarristi elettrici che poi passavano al rock: Eric Clapton, Peter Green, Mick Taylor… Ma i grandi artisti sono quelli che sanno cambiare, e cosa ti fa qui il nostro? Un gruppo acustico, senza chitarrista elettrico (quel poco che c’è la suona lui) ma soprattutto senza batteria: venne vista come una sorta di rivoluzione, ma Mayall spiegò onestamente che aveva preso ispirazione dal lavoro del jazzista Jimmy Giuffre, che aveva tolto la batteria nel jazz. La formazione è a quattro – una sorta di quartetto da camera – con Steve Thompson al basso, Jon Mark alla chitarra e Johnny Almond ai fiati: questi ultimi due formeranno un eccellente e misconosciuto gruppo, appunto chiamato Mark-Almond, negli anni successivi. Vanno in tour e strabiliano pubblico e critica, tanto da registrare al Fillmore East di New York questo live, chiamato giustamente “il punto di svolta”. Ovviamente si parla di blues acustico – Mayall è sempre stato un purista – ma non aspettatevi una musica monocorde e (si può dire?) a volte un po’ noiosa: è un disco raffinatissimo con una apoteosi finale!
Curiosità: la straordinaria Room to move – a parte le beatbox decenni dopo, mai sentito parlare di “percussioni a bocca”? – in versione elettrica era già nel repertorio del suo gruppo precedente, con Mick Taylor e Jon Hiseman. Qui venne aggiunta come bis in versione acustica perché, parole di Mayall, era facile da suonare: diventerà il suo pezzo più famoso di oltre cinquant’anni di carriera!
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