‘La vita nonostante il tumore’, una bustocca sulla copertina di ‘D’ di Repubblica

Laura Ceriotti, 42enne bustocca, è stata intervistata dal settimanale femminile ‘D’ di Repubblica, per parlare del diritto delle donne malate di tumore di sentirsi ancora belle

Generico 2018

Chi ieri ha acquistato una copia del quotidiano ‘la Repubblica’ ha potuto ammirare sulla copertina dell’inserto della rivista allegata ‘D’, la foto di una giovane donna.

Si tratta di Laura Ceriotti, 42enne bustocca, scelta dal direttore come immagine di apertura: la sua vicenda ha conquistato la redazione di ‘D’ e farà sicuramente breccia nei tanti lettori che sfoglieranno la rivista.
Già, perché, quella di Laura, è una storia di vulnerabilità e forza, di volontà e determinazione: operata il giorno di Capodanno per un carcinoma all’ovaio, sta proseguendo i cicli di chemioterapia all’istituto Humanitas di Castellanza e ne avrà fino a metà del 2020.
Ma è in quel titolo che è presente la vera essenza della sua storia: ‘La vita nonostante il tumore’: è per rivendicare la qualità della vita anche per chi sta combattendo una battaglia contro la malattia, che Laura ha deciso di scrivere al direttore di ‘D’.

“Ho pensato di rivolgermi a Valeria Palermi per chiedere di puntare i riflettori sulle donne che affrontano un tumore – spiega Laura con spontaneità – anche noi abbiamo diritto alla bellezza, ma purtroppo le case di moda non pensano a offrire capi di abbigliamento adeguati. Come sono previsti abiti pre-maman, occorrerebbero linee di vestiti in fibre naturali con modelli regolabili, per quando le terapie ci portano via i chili. Anche la perdita dei capelli in un malato dovrebbe essere affrontata con maggiore preparazione dalla società, con corsi adeguati per i parrucchieri e la possibilità di acquistare turbanti e copricapi: in questi mesi io sono riuscita a trovare un solo sito, che realizza turbanti in materiali idonei, che non irritano la cute, ma avevano un costo di 50 euro l’uno: non tutte possono permetterselo. Le case di moda dovrebbero pensare a tutte noi, perché abbiamo diritto a sentirci bene con noi stesse, siamo diversamente belle, nonostante il tumore”.

Una richiesta semplice, ma non affatto banale. “Nella nostra società, la malattia continua ad essere vista come un’onta negativa, di cui si ha timore a parlare – prosegue Laura, aprendo il suo cuore alle emozioni contrastanti vissute in questo anno di cure – siamo stanchi di quegli sguardi imbarazzati che i malati si sentono addosso. Oggi tutti, in famiglia o fra i propri conoscenti, purtroppo si imbattono in queste patologie: vanno cambiati gli equilibri, accettare di parlarne e pretendere una qualità della vita differente”.

Quando ha scritto a ‘D’, Laura non si aspettava sarebbe finita in prima pagina: “Tutto questo ha stupito me per prima: volevo solo chiedere attenzione per queste tematiche, non mi aspettavo mi proponessero un’intervista né tantomeno mi scegliessero per la copertina. Adesso sono sommersa dalle reazioni a tutto questo: c’è chi mi mostra stima, ma anche chi mi accusa di esibizionismo. Io non l’ho fatto per apparire, tornerò alla mia solita vita: il lavoro di Pr a Milano, la mia vita di moglie, sorella, figlia, zia e amica di prima: sono una persona fortunata, ho tanti affetti accanto ed è anche grazie a loro che ho avuto la fora di parlare di tutto ciò”.
Laura mostra di essere una donna normale, semplice, ed è proprio quando pensa ai suoi cari che il suo viso si illumina di un sorriso ricco di tenerezza: “La soddisfazione più grande è vedere la mia famiglia impegnata in qualcosa di diverso rispetto alle solite preoccupazioni: mio marito Matteo che ha ordinato tantissime copie del giornale nelle edicole di Busto, mia mamma sommersa dai messaggi di complimenti per la copertina. E’ bello vederli vivere questa inaspettata frenesia”.

Adesso Laura spera che la sua testimonianza possa aprire un dibattito su queste tematiche: “Mi auguro che a ‘D’ arrivino lettere di donne che raccontano la loro storia, o che qualcuna faccia esempi di aziende che pensano a capi di abbigliamento naturale per donne malate, perché magari non sono stata io brava a cercarli. Ben venga tutto, purché se ne parli, purché la malattia sia vista in modo diverso”.

Questo l’articolo su la Repubblica che annuncia il servizio.

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Pubblicato il 17 novembre 2019
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