Terra di leggende il regno delle bocce. La storia di Gavino

Ci sono colpi che richiedono la complicità del campo, nel caso del talento sardo, meglio se ruvido come quelli di Brenta o di Voldomino

Bocce varie

Gavino era nel bel mezzo del gruppo di amici sul solito campo di bocce di quel piccolo paese  dell‘Alto Varesotto, che amava frequentare per le quotidiane tenzoni pomeridiane fra pensionati, ancora abbastanza giovani e prestanti, ricchi di tempo libero e di passione: stavano componendo le terne per sfidarsi e per il gusto di competere, di poter avere l’opzione per l’ultima presa in giro, premio incomparabile e irrinunciabile di ogni giorno. Cambiavano gli attori, ma le battute salaci sugli errori o sull’esaltazione delle abilità permanevano con suprema costanza.

Gavino non amava affatto l’accosto, nelle terne era sempre colui che doveva bocciare e lo doveva fare quasi in tutte le “mani” e lo eseguiva con un piacere profondo, quasi fosse, ogni bocciata, un attimo del corteggiamento di una bella donna, qualcosa che ti scendeva dal braccio a tutto il corpo: un grande piacere, insomma. Bocciava “sottomano”, con un leggero movimento di ritorno nella fase di lancio, per permettere di “stampare”, di fermare la sua boccia in prossimità del pallino, dove c’era prima la boccia dell’avversario.

Ed è per questo che adorava i campi ruvidi, in terra battuta specialmente, tipo quelli di Brenta o di Voldomino, dove lo scherzetto gli riusciva meglio con l’aiuto della superficie che rallentava la corsa del vezzeggiato oggetto sferico che sembrava fosse un prolungamento del braccio. «Ma Gavino, ci vai ancora in Sardegna, a Carbonia, ma poi come torni in Italia?» lo sfottevano sovente. E lì Gavino, tipicamente sardo nelle sembianze, non molto alto, capelli scuri e viso scolpito con tratti piacevoli, s’inquietava e partiva con una delle sue filippiche: «Innanzi tutto siete una massa d’ignoranti, io torno in Continente! La Sardegna è bellissima e a Carbonia, anche se vi ho vissuto solo da ragazzo, stavo benissimo, è un posto incantevole con i suoi monti, il Santu Miali e gli altri da dove si riesce a vedere anche il mare di Portoscuso!». I lazzi si ripetevano sempre simili nel gusto delle schermaglie già collaudate: «Ma va, che adesso Carbonia è meglio della Costa Smeralda o dell’Asinara! A proposito di asini …»

Si tornava a giocare. Gavino, pur seccato, era molto bravo, stampava bocce su bocce e averlo nella squadra rappresentava una certezza, una possibilità di successo in più. Ma non faceva gare, non
partecipava alle numerose competizioni serali? Certamente sì, era regolarmente tesserato per una bocciofila del luogo, ma Gavino aveva, senza forse saperlo veramente, una repulsione: l’avversione per la maglia di gara. Il grande giocatore, non appena indossata la divisa, si trasformava, allorché giocava in coppia e si trovava in vantaggio, con aria di noncuranza diceva al socio:

«Abbiamo già vinto!», e invariabilmente iniziava a sbagliare, peggio a colpire le bocce del compagno sempre più allibito. La medesima cosa se era in svantaggio: «Abbiamo già perso!». E perdeva, in entrambi i casi, per davvero. Campione mancato, quindi? Non proprio, per esempio non tollerava perdere se nella coppia da affrontare c’era una donna. Ma questa è un’altra storia e nel Regno delle Bocce i miti si perfezionano giorno dopo giorno e sono sempre pronti ad essere celebrati, perché le leggende possono solo crescere, non si estinguono mai.

PILLOLE DI BOCCE
Sabato 07 dicembre – Campionato Italiano Serie A2 – Ottava giornata
Possaccio (VCO) – Familiare Tagliuno (BG) 6-2 (59-36)
Classifica – Rinascita 19, Possaccio 18, S.Angelo Montegrillo 16.
– Mercoledì 04 dicembre – Vergiate – Finale Trofeo Indicar individuale F.lli d’Italia
1) Macchi – F.lli d’Italia 2) Rossi – Vigevanese
3) Biancotto – Casciano 4) Luoni – Primavera Cucciaghese
Direttore di Gara – Gianni Tomasin

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Pubblicato il 09 dicembre 2019
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