Economia ai tempi del Coronavirus: cosa ci aspetta?
L’emergenza Coronavirus non ha solo cambiato in modo radicale il nostro modo di affrontare la quotidianità. La pandemia ha infatti dato una sterzata netta ed improvvisa all’economia globale. Tanti sono i punti di domanda in questo periodo, così come è tanta l’incertezza circa il futuro dell’economia globale
L’emergenza Coronavirus non ha solo cambiato in modo radicale il nostro modo di affrontare la quotidianità. La pandemia ha infatti dato una sterzata netta ed improvvisa all’economia globale. Tanti sono i punti di domanda in questo periodo, così come è tanta l’incertezza circa il futuro dell’economia globale.
Secondo l’Istat l’economia globale non aveva mai visto niente di simile e l’intensità della crisi legata al coronavirus è tale che non è nemmeno possibile fare una stima delle possibili conseguenze. Le necessarie misure di contenimento del Covid-19 stanno causando uno shock generalizzato, senza precedenti storici, che coinvolge sia l’offerta sia la domanda. La rapida evoluzione della pandemia rende difficile rilevare l’intensità degli effetti sull’economia reale con gli indicatori congiunturali la cui diffusione avviene con un ritardo fisiologico rispetto al mese di riferimento.
Alcuni ipotizzano un calo di quasi 10 punti dei consumi nel caso il lockdown dovesse proseguire per altri due mesi. In uno scenario caratterizzato dall’estensione delle misure restrittive anche ai mesi di maggio e giugno, la riduzione dei consumi sarebbe del 9,9%, con una contrazione complessiva del valore aggiunto pari al 4,5%.
In Cina, ad esempio, le prime indicazioni dell’impatto di COVID-19 sull’economia cinese sono peggiori di quanto inizialmente previsto. I sondaggi sul settore manifatturiero e dei servizi cinesi sono precipitati a livelli record a febbraio, le vendite di automobili hanno registrato un crollo dell’80% e le esportazioni cinesi sono scese del 17,2% a gennaio e febbraio.
Il rischio recessione globale
Siamo quindi a rischio recessione? In linea generale la recessione, come specifica FaceTheJungle.com in un suo articolo, si verifica quando un paese, arrivato ad avere una certa capacità produttiva, non è più in grado di sfruttarla completamente: per esempio perché la domanda complessiva di beni e servizi diminuisce. La recessione è l’opposto della crescita economica, cioè dello sviluppo di un paese in diversi settori con aumento della ricchezza, dei consumi, della produzione di beni e di servizi.
Secondo l’Onu il rischio recessione globale è molto alto: “Siamo di fronte a una crisi sanitaria globale diversa da qualsiasi altra nella storia di 75 anni delle Nazioni Unite, che sta infettando anche l’economia globale”, ha detto il segretario generale dell’ONU, António Guterres, parlando in videoconferenza ai giornalisti del Palazzo di Vetro. “Una recessione globale – ha poi aggiunto – forse di dimensioni record, è quasi una certezza”. L’Italia rischia di essere epicentro anche della ventura crisi economica. Fitch prevede un calo dal Pil italiano del 2% nel 2020 a causa dell’impatto dell’epidemia di Coronavirus. In precedenza, l’agenzia stimava una crescita dello 0,4%. Ci sposteremo insomma da una crescita assai debole, prossima allo zero, al territorio ampiamente negativo. Saremo il Paese con le ripercussioni peggiori. Per fare un parallelo, la Spagna, in cui il virus infuria ormai con uguale virulenza, è data in flessione dell’1%.
La situazione in America
Non va meglio negli Stati Uniti d’America dove il coronavirus sta facendo più danni della Grande Depressione. Lo rivela il Wall Street Journal, sulla base di un’indagine commissionata a Moody’s, da cui trapela che 8 contee su 10 sono in lockdown negli Stati Uniti. In altre parole 41 Stati federali hanno ordinato a diverse aziende di chiudere i battenti per ridurre la diffusione del coronavirus: ristoranti, università, palestre, cinema, parchi pubblici, boutique e milioni di altre attività “non essenziali” hanno spento le luci.
Risultato: la produzione giornaliera degli Stati Uniti è diminuita di circa il 29%, rispetto alla prima settimana di marzo, prima dell’ondata di chiusure. La produzione annuale Usa era scesa del 26% tra il 1929 e il 1933, durante la Grande Depressione, mentre quella trimestrale era scesa di quasi il 4% tra la fine del 2007 e la metà del 2009, l’ultima recessione. L’attuale crisi economica è diversa dalle crisi passate come la recessione del 2007-2009, causata in gran parte da un massiccio accumulo di debiti delle famiglie e delle imprese e dal crollo delle abitazioni. Quella recessione è iniziata con quello che è noto come uno shock dal lato della domanda, una perdita di ricchezza e di reddito da parte delle famiglie che ha portato a una riduzione della spesa, che alla fine ha danneggiato la parte dell’offerta o le imprese. Questa volta si sta verificando il contrario: il lato dell’offerta, le imprese, stanno chiudendo per prime, il che a sua volta sta danneggiando le famiglie.
Insomma, la situazione è da tenere sotto controllo giorno dopo giorno, soprattutto da un punto di vista economico visti gli scenari che ci si pongono davanti.
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