Spertini (kpmg): “Gestione della liquidità e cybersecurity le priorità delle imprese”

Oltre quattromila consulenti della società continuano a lavorare grazie allo smart working. «Con il coronavirus è stato come andare a sbattere contro un muro»

Generico 2018

Il coronavirus ha messo a dura prova tutto e tutti: ospedali, imprese manifatturiere, banche, negozi, supermercati, aeroporti, artigiani, insegnanti, preti, professionisti, impiegati e operai. Una sorta di stress test collettivo che non ha risparmiato niente e nessuno. Sul fronte imprenditoriale c’è chi ha riconvertito la produzione in nome dell’emergenza sanitaria e chi ha dovuto rivoluzionare l’organizzazione aziendale scegliendo, dove possibile, lo smart working.

Kpmg, una delle più importanti società di consulenza al mondo, che in Italia impiega oltre 4mila collaboratori, in questo periodo di isolamento forzato ha continuato a lavorare a distanza. «Il nostro sistema ha retto molto bene l’urto – dice Ivan Spertini socio equity partner di Kpmg -. Mi sembra di lavorare più di prima: sono perennemente in videoconferenza e streaming, una modalità interessante ma non praticabile in tutte le situazioni, perché alcune richiedono la presenza fisica».

Nel corso degli anni la sede varesina di Kpmg si è rivelata una vera e propria fucina di talenti, avendo formato oltre duecento giovani che sono andati poi a rinforzare le fila di realtà industriali importanti della provincia: da WhirlpoolBticino, da Eolo a Elmec, passando per Tigros e Lindt, solo per citarne alcune. «È una grande soddisfazione – continua Spertini – se teniamo conto che alcuni di loro, lavorano ormai stabilmente all’estero, chi a New York e chi a Shangai, rimanendo sempre in contatto con noi. E anche a distanza di anni si ricordano di questo legame».

La crisi generata dal coronavirus è profondamente diversa da quella del 2008, legata principalmente alla finanza e alla perdita di fiducia del sistema bancario. Per quanto riguarda il territorio, secondo “Made in Varese”, pubblicazione che fotografa la produzione di beni e servizi della provincia attraverso l’analisi dei bilanci di oltre 1500 società, il 2019 aveva registrato una ripresa nei primi mesi dell’anno per poi lasciare spazio a un rallentamento progressivo, fino alle difficoltà evidenziate all’inizio del 2020. «Non tutto è spiegabile con il rallentamento dell’export – spiega Spertini – ci sono stati anche motivi legati alla governance delle imprese. Ora c’è l’emergenza coronavirus e penso che questa sia la peggiore delle crisi perché va a impattare sui comportamenti delle persone e soprattutto crea incertezza sulla durata e quindi sulla ripartenza delle imprese.  È stato come andare a sbattere contro un muro».

Mentre la Cina sta lentamente ripartendo, gli altri mercati sono sostanzialmente fermi o con i motori al minimo in attesa di entrare a pieni giri una volta che l’emergenza è passata. «In questa fase – conclude Spertini – ci vuole molta razionalità. I nostri colleghi cinesi che ci sono passati hanno dato indicazioni precise: le imprese devono gestire con più attenzione ed efficienza la cassa e affrontare in modo serio il tema della cybersecurity. Due aspetti che se trascurati in una fase di sofferenza dell’intero sistema, rischiano di travolgere la reputazione di molte imprese».

Un monito quest’ultimo ancora più attuale per gli enti pubblici, considerato che il sito dell’Inps nel primo giorno utile per la richiesta del bonus di 600 euro da parte di lavoratori autonomi e partite iva è stato preso di mira dagli hacker ed è andato in tilt.

di michele.mancino@varesenews.it
Pubblicato il 01 aprile 2020
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