“Quella dei debolmente positivi è una scoperta dell’acqua calda”

"Il precedente della TBC avrebbe dovuto insegnare qualche cosa". La lettera dell'ex politico Ambrogio Vaghi

Avarie

Caro Direttore,
ci voleva il noto assessore regionale Gallera per parlarci dei “debolmente positivi” al coronavirus 19. Lo fa ai fini del conteggio puramente statistico ma rivela una cosa che chi conosce un poco di storia della medicina dovrebbe sapere da almeno 80 anni. Una situazione che sarebbe già stata utile di insegnamenti nell’affrontare il nuovo contagio.

Sono certo che questo fatto forse sfuggito all’attenzione del prof. Armocida, venga da lui confermato. Mi riferisco alla TBC, quella polmonare in particolare. Anche questa malattia contagiosa ha colpito largamente la popolazione, oltre il 90% ne risultò affetta alle indagini necroscopiche, pur non avendo in vita manifestato i segni più gravi della malattia. Diciamo che li superò in proprio, la bloccò, si autovaccinò a propria insaputa. Il contagio venne contenuto con la prevenzione prima che si potesse giungere a scoprire gli antibiotici necessari.

Ma già in quei frangenti i ricercatori potevano vedere ai microscopi l’evolversi del terribile bacillo di Koch, altrimenti detto bacillo virgola. Si distingueva ma non aveva più una forza propulsiva. I bacilli erano come addormentati. Perché? Per l’affetto delle altre cure, per una difesa immunitaria dei singoli, perché le cure precedenti avevano prodotto una resistenza. Non sono un medico e quindi chiedo perdono per la mia imprecisione di linguaggio.

Di fatto questi bacilli non erano più in grado di crescere in cultura, quindi praticamente innocui. Purtroppo ne so qualche cosa personalmente. Mi chiedo: questo precedente non avrebbe dovuto insegnare qualche cosa anche nell’affrontare la pandemia di cui parliamo ? A cosa servono le “rivelazioni di oggi”?

Grazie, insieme ai miei saluti cordiali.

Ambrogio Vaghi
Varese Induno.

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Pubblicato il 23 Giugno 2020
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