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Supplente da dieci anni: “Ogni anno è difficile dire addio ai miei alunni”

Maria (nome di fantasia) è una delle 16.000 supplenti che saranno chiamate a coprire le cattedre lombarde. Una vita da precaria con la speranza di essere messa in ruolo

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Dopo dieci anni di lavoro in classe e sette di supplenze lunghe l’intero anno scolastico, Maria( nome di fantasia per tutelare la privacy) è una professoressa precaria, con contratti a tempo determinato che si aprono a settembre e si chiudono ad agosto ( quando va bene) o a giugno.

Una precaria a tutti gli effetti che non può chiedere un finanziamento e sa di dover risparmiare qualcosa durante l’anno perché in estate i soldi si riducono.
« Amo il mio lavoro e veder i ragazzi raggiungere i propri traguardi con orgoglio è la soddisfazione maggiore. Sono ormai nella scuola da un tempo sufficiente per seguire i miei ex alunni nel percorso superiore o universitario. Le loro soddisfazioni sono le mie».

La sua classe di concorso è legata alle materie scientifiche, così vasta da poter insegnare dalla matematica alle scienze sino a fisica. Sono circa 670 i docenti nella sua stessa posizione.

Purtroppo non è riuscita, per diverse vicissitudini, ad entrare in quelle fasce abilitanti che oggi l’avrebbero messa al sicuro. Una vocazione scoperta in una “seconda vita”, una volta superati gli anta, ma portata avanti con intensità e entusiasmo: « Sono in terza fascia, quella delle supplenze che cambiano ogni anno e ti lasciano segni indelebili per gli sguardi dei ragazzi che abbandoni. Ogni inizio è un trauma per chi entra in una nuova classe e deve conoscere gli alunni, adattare il suo metodo di studio, avviare una relazione. Ogni giugno è una perdita enorme lasciare tutto quello che si è costruito per ricominciare da un’altra parte. E a rimetterci sono soprattutto i ragazzi ai quali si chiede sempre di adattarsi alla novità».

In questi giorni è collegata al suo PC e a quel portale da cui dovrebbe uscire la sua nuova chiamata. La novità sono le GPS, le graduatorie provinciali da cui attingere per le supplenze, nate lo scorso agosto e che hanno richiesto un complesso lavoro di controllo e verifica: « Venerdì ho potuto inserire le mie preferenze. E ora aspetto che sul sito dell’Ufficio scolastico escano i nomi e la sede assegnata».

Il nuovo modello si è già rilevato ricco di problemi con errori materiali: « Purtroppo sarà un sistema che produrrà contestazioni e ricorsi con un allungamento dei tempi di assegnazione definitiva».

Maria ricorda i tempi della chiamata diretta quando, tutti convocati nel cortile delle scuola Manzoni e Dante a Varese, si attendeva per ore la chiamata e la firma del contratto: « Io non ho mai partecipato perché erano riservate alle fasce con abilitazione. Ma dai racconti, so che era un sistema durissimo che richiedeva una grande tenuta fisica, ma, almeno, tutti problemi venivano affrontati e risolti sul posto».

In Lombardia, delle 19.500 cattedre scoperte, solo 3500 sono state assegnate a docenti abilitati con la messa in ruolo. Le altre 16.000 verranno distribuite ai precari: « E questo perché il Ministro non ha accettato di immettere in ruolo i docenti con anni di servizio. Si preferisce il concorso dove c’é il rischio che si punti sul nozionismo, sulla memoria. Io potrei trovarmi in difficoltà a memorizzare nozioni rispetto a un giovane fresco di laurea. La scuola però, rischia di perdere il mio bagaglio di esperienza, dieci anni spesi a conoscere i ragazzi, confrontarmi con loro, studiare il metodo di insegnamento migliore.I miei risultati sono lì da vedere, nei messaggi dei miei ex alunni. La scuola è fatta di conoscenze ma anche di relazioni: io accetterei molto volentieri un’assunzione con messa alla prova, due anni di valutazione per dimostrare cosa valgo e, nel caso non fossi convincente, sarebbe sacrosanto il diritto a licenziarmi. Il concorso è un terno al lotto: mi dispiacerebbe se dovessi perdere questa professione che amo perchè non ricorderò la regola di pag 55….».

Professionalità, passione, continuità didattica, motivazione:  la ricetta di una scuola che funziona non può prescindere da questi ingredienti.

di alessandra.toni@varesenews.it
Pubblicato il 17 settembre 2020
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Commenti

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  1. Scritto da Vito Falanga

    Istruzione e Sanità sono i pilastri fondanti di un Paese con la P maiuscola. Evidentemente questi politicanti, con la p minuscola, sono inadeguati.

  2. Luma13
    Scritto da Luma13

    Concordo.Insegnare è uno dei lavori più impegnativi e appaganti che si possano scegliere; è solo grazie alla passione e al senso di responsabilità di moltissimi docenti, spesso precari, che il sistema istruzione non è ancora collassato sotto i colpi degli ultimi ministeri. I docenti sono osannati come eroi un giorno e trattati come feccia il giorno dopo, a seconda della convenienza politica, nell’incomprensione generale. Urge una vera riforma, seria e rispettosa dei diritti di studenti e docenti, rispettosa di questo Paese. Le buffonate propagandistiche hanno stancato.

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