La pioggia occasionale di Terry Callier
Il bellissimo disco di uno dei pochi cantautori afroamericani
Come ho detto tante volte, tranne poche eccezioni il rock non fu un fenomeno interrazziale: i bianchi suonavano e sentivano il rock, e gli afroamericani il blues e il soul. In ambito cantautori, di afroamericani abbiamo visto Richie Havens, Bill Withers, qualcosa di particolare da Curtis Mayfield e poco altro. Terry Callier, nativo di Chicago, aveva inciso un album di folk nel 1964 nel momento di grande popolarità di Dylan, ma non era stato pubblicato se non quattro anni dopo, a questo punto nel disinteresse generale. Aveva allora fatto tanta gavetta, sino a giungere nel 1972 a pubblicare questo straordinario disco, che più che a Dylan deve magari qualcosa a Fred Neil, oppure a Van Morrison e alla sua psichedelia. Occasional Rain non si può definire un concept album, ma è concepito come un continuum, con dei piccoli intermezzi che legano i brani, che in verità sono anche molto diversi tra di loro: da pezzi più leggeri come Ordinary Joe sino alla splendida, meditativa title track. Non ebbe molto successo, anche perché veniva ignorato dalle radio che non sapevano come etichettarlo, ma è un disco davvero da scoprire, che fu l’inizio di un’interessante trilogia.
Curiosità: Terry fece molta gavetta nei folk clubs di Chicago e New York nei primi anni ’60, e addirittura, anche se per breve tempo, formò un duo con un futuro mito della musica: nientemeno che David Crosby! Peccato che non credo proprio esistano registrazioni di quel periodo.
La rubrica 50 anni fa la musica
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