“Bro”, “boomer”, “sciallo”, “ghostare”: il linguaggio degli adolescenti
La rubrica settimanale "Il prof tra i banchi", curata da Alberto Introini, tratta argomenti di scuola, didattica e formazione, commentando le notizie di attualità che si susseguiranno nel corso delle settimane
Tra inglese, internet e rap
Un primo passo necessario per avvicinarsi al mondo dei giovani, e per capire i giovani, è sforzarsi di conoscere il loro modo di esprimersi, il loro “slang”. Il linguaggio giovanile è sempre esistito, ma si tratta di una varietà che muta in fretta, nel giro di pochi anni, perché viene utilizzata da adolescenti e tardo adolescenti nel parlato.
Incide soprattutto sul lessico, e poco sugli aspetti sintattici (costruzione della frase) o fonetici (i suoni delle parole). È un linguaggio tipicamente colloquiale e del tutto informale, appartenente a una particolare fase
anagrafica: per tali motivi si parla anche di gergo giovanile. Può essere utile, sia per i genitori che i professori, avvicinarsi a questo vocabolario molto originale, variegato, a volte indecifrabile: dobbiamo avere noi adulti la pazienza e la curiosità di chiedere spiegazioni. A me capita nei corridoi e nelle pause di sentire queste parole strane, ma utilizzate con alta frequenza. Ogni tanto domando e mi informo. Per scrivere questo articolo, sono stati i miei alunni a “insegnare” a me.
Se devo trarne un’osservazione generale e di sintesi, sono termini derivati dal mondo angloamericano, dal rap, da internet e dal mondo informatico in generale; molti hanno origine anche dagli slogan giornalistici/pubblicitari e dai social media. Ne ho tratto un decalogo delle espressioni più frequenti.
Vocabolario del teenager attuale
– Snitch: letteralmente significa “talpa”; viene usato per indicare un informatore che tradisce, una spia. Infatti ne derivano anche le espressioni verbali “non snitchare” per chiedere di non fare lo spione; con “sono stato snitchato” s’intende tradito.
– Non cappare/keppare: collegato al termine precedente, significa “non mentire, non dire bugie, non fare scherzi”; dall’espressione inglese “no cap”, senza finzione.
– Ghostare: sparire nel nulla, non farsi più sentire all’improvviso; di solito è riferito a una situazione sentimentale o di amicizia, quando uno dei due scompare, non risponde più ai messaggi e agli inviti ad uscire. Dall’inglese ghost, fantasma.
– Non flexare: Evitare di vantarsi, non darsi delle arie. Dal verbo inglese to flex, che significa mostrare, ostentare. Se sentite dire “Non flexare per il tuo drip”, è un invito a non vantarsi del proprio stile di abbigliamento.
– Cringe: una situazione (o un’esperienza) imbarazzante, spiacevole. Dal verbo inglese to cringe, che significa letteralmente rannicchiarsi, sprofondare, rabbrividire.
– Skillato: che possiede qualche particolare dote, che sa fare bene qualcosa. Dal nome inglese skill, abilità. In pausa pranzo, sul campo da calcetto, sento spesso urlare a un compagno “Gioca normale, non skillare!”, nel senso di evitare finezze, dribbling ripetuti o colpi di tacco.
– Sciallo/Chill: tranquillo, rilassato. Da cui anche l’esclamazione “scialla” per dire “va bene, stai calmo”.
– Bomber: un amico o un conoscente, con una sfumatura di apprezzamento. “Ciao Bomber, Ehi Bomber!” rappresentano un vezzeggiativo alternativo a “Ciao campione”.
– Boomer: è il termine che i nati dopo il 2000 utilizzano per schernire le persone della generazione precedente (cioè i nati tra gli anni ’70 e ’80, figli del boom economico). Quando oggi una persona di età compresa tra i 35 e i 50 anni inizia a fare un discorso critico sui giovani, ad esempio “Quando ero giovane io, si leggeva di più e non c’erano i cellulari”, la risposta più probabile che riceverà da un adolescente non sarà lunga…si limiterà semplicemente a due parole: Ok boomer. Fine della discussione e del tentativo di riflessione.
– Fra/Bro/Zio: frequentissimi intercalari che non hanno niente a che vedere con gli “antichi” e tradizionali rapporti di parentela. “Fra” (fratello), “Bro” (brother) e “Zio” si usano semplicemente per rivolgersi a un amico.
Alberto Introini, dopo aver insegnato in vari licei della provincia di Varese, dal 2008 è docente di Italiano e Storia presso l’Istituto Elvetico di Lugano (Svizzera). Ha due lauree, in Lettere-Filosofia (2002, Università Statale di Milano) e in Storia (2022, Università di Zugo, Svizzera). Iscritto dal 2004 all’Ordine dei Giornalisti di Milano, ha pubblicato 4 libri. Partecipa come relatore o moderatore a diversi eventi culturali nel nord Italia. La sua rubrica settimanale “Il prof tra i banchi” tratterà argomenti di scuola, didattica e formazione, commentando le notizie di attualità che si susseguiranno nel corso delle settimane.
Prof. Alberto Introini
Docente e scrittore
@intro.prof
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