Frank Zappa diventa “commerciale”
Anche se eseguire la sua musica non era semplicissimo
Abbiamo già visto che Zappa ci aveva abituato a continui salti di genere, e dopo la trilogia jazz rock Hot Rats/Waka Jawaka/Grand Wazoo iniziò una fase nella quale abbinava la notevole tecnica dei suoi musicisti con una forte ironia – per capirci, i nostri Elio e le Storie Tese si sono molto ispirati a questi dischi – ma non più con una struttura musicale di avanguardia come nei primi album degli anni ‘60, quanto con un approccio decisamente rock nel senso più corrente.
Canzoni, quindi, che fanno di questo disco una tranquilla porta per i neofiti che volessero scoprire lo straordinario mondo del chitarrista di Baltimora, la cui famiglia era emigrata da Partinico. Ci si diverte molto, anche perché lo zio Frank non ha peli sulla lingua: pensate che ad esempio in Dinah-Moe-Hum il protagonista incontra due sorelle che scommettono fra loro che lui non riuscirà a fare arrivare all’orgasmo la sorella che dà il titolo al pezzo (non vi racconto come va a finire…). Ma il resto non è da meno, con anche qualche tema più serio – l’attacco ai media di “I’m the slime” – per un disco che in cinquant’anni non ha certo perso freschezza.
Curiosità: ai cori ci sono Tina Turner e le Ikettes, per le quali il “padre padrone” Ike aveva stabilito una paga massima (da fame!) a canzone che poi fu aggirata. Siccome stava incidendo lì di fianco, a un certo punto Tina lo andò a chiamare per fargli sentire un pezzo che avevano particolarmente faticato a incidere, ma del quale era entusiasta: la risposta fu “What is this shit?”. E insistette perché sulla copertina non comparissero i loro nomi.
LA RUBRICA – 50 ANNI FA LA MUSICA
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