Berlinguer “Prima della fine”: in un documentario il racconto del segretario del PCI e del suo popolo

Quarant’anni fa la morte del segretario del Pci, dopo un ictus al comizio di Padova. Dal malore ai funerali, un film racconta la storia di un uomo e soprattutto una storia collettiva

Generico 04 Nov 2024

Non c’è una parola o una immagine che sia di oggi, nel film documentario “Prima della fine”: il racconto dell’ultima settimana di Enrico Berlinguer – dal malore a Padova alla folla oceanica dei funerali – è tutto composto esclusivamente da immagini dell’epoca e da testimonianze vicine a quei giorni della primavera 1984.

Frutto di un lavoro di due anni, “Prima della fine. Gli ultimi giorni di Enrico Berlinguer” è stato proiettato a Varese nell’ambito del festival GlocalDoc, alla presenza di Giuseppe Cassaro, che ha composto le musiche e si è occupato di un pezzo centrale della produzione: la ricerca in archivio, dentro a una mole sterminata di filmati, registrazioni, documenti.

Materiali da fonti e archivi istituzionali, partendo dai media – la Rai, i giornali, le radio, le agenzie fotografiche – ma non solo: nel ricostruire il rapporto tra Berlinguer e il suo popolo (i comunisti del Pci, ma non solo), gli autori sono andati alla ricerca di racconti “dal basso”, materiali nati dall’urgenza di registrare un momento storico e insieme di grande intensità emotiva.

Generico 04 Nov 2024
Giuseppe Cassaro (al centro), intervistato insieme a Rocco Cordì, ultimo segretario del Pci a Varese e tra i promotori del comitato varesino Ricordo Berlinguer

“Ad esempio il signor Fernando, un ferroviere oggi in pensione che girò in Super8” ha raccontato Cassaro. “Il filmato era stato caricato su YouTube, aveva 35 visualizzazioni”. Nel film (dopo il contatto con l’autore) sono entrate così le immagini delle ali di folla lungo la strada e sui cavalcavia tra Padova e l’aeroporto di Venezia Tessera, il decollo dell’aereo di Stato di Pertini che riportava a Roma il feretro di Berlinguer, per il Presidente- partigiano “come un amico fraterno, come un figlio, come un compagno di lotta”.

Enrico Berlinguer (inserita in galleria)

Il film parte dalle celebri immagini del malore al comizio di Padova (dietro a cui c’è una storia), prosegue con i giorni di attesa e “assedio” all’ospedale, tra giornalisti, famigliari, funzionari e colleghi della politica, ma anche una folla – sempre più corposa – di militanti del Pci. Fino ad arrivare al corteo immenso che partecipò ai funerali a Roma.

Nei settantacinque minuti emerge l’immagine di una Italia perduta, quella di allora e quella del “gran partito” e del movimento dei lavoratori, trasversale, dai muratori ai funzionari di Botteghe Oscure, dai minatori agli insegnanti, fino al più umile raccontato dal film, l’analfabeta che lascia una croce sul registro di omaggio al feretro. Il ritratto di un’Italia che non era ancora parcellizzata dall’individualismo e dalla disillusione, ma si muoveva per grandi organizzazioni di massa e di strutture collettive.

In mezzo ci sono anche le voci degli avversari, dall’arrembante Bettino Craxi al leader missino Giorgio Almirante, che stupì tutti rendendo omaggio al feretro di “un uomo estremamente onesto” e saldo nelle sue idee.

A inframmezzare il racconto degli ultimi giorni ci sono le idee: una selezione di comizi del segretario del Pci nell’arco del decennio precedenti, dal protagonismo delle donne al pacifismo, dall’ attenzione all’ambiente all’idea di austerità, dalla riflessione trasversale sul lavoro al tema della scuola e dell’educazione.

Parole che suonano attualissime e che spiegano in parte l’attaccamento alla figura da parte di chi ha vissuto quella stagione, ma anche di chi Berlinguer non lo ha mai conosciuto (tra cui regista e autori del film, nati proprio in quel 1984).

Roberto Morandi
roberto.morandi@varesenews.it

Fare giornalismo vuol dire raccontare i fatti, avere il coraggio di interpretarli, a volte anche cercare nel passato le radici di ciò che viviamo. È quello che provo a fare a VareseNews.

Pubblicato il 07 Novembre 2024
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