Grazie al lavoro di Alan Parsons, il folksinger Al Stewart comincia a intravedere il successo
L’anno seguente sarà per lui quello del gatto

Nella scena folk londinese di metà anni ’60 un posto speciale era il Bunjies dove passavano tra gli altri Van Morrison, Cat Stevens e Paul Simon: a dividere un appartamento londinese con quest’ultimo c’era lo scozzese Al Stewart, che fungeva un po’ da maestro di cerimonie del locale.
A inizio ’75 aveva già pubblicato ben cinque album, senza però raggiungere grandi risultati. Fu il sesto, Modern Times, di cui parliamo oggi che cominciò a farlo uscire dall’anonimato, preparando il successo mondiale che sarebbe arrivato l’anno seguente.
Probabilmente era anche merito dell’ingegnere del suono Alan Parsons – quello di Dark Side Of The Moon, tanto per dire – che coi suoi arrangiamenti fin troppo invasivi riuscì a compensare una certa verbosità folk di Stewart, che componeva anche canzoni di otto o nove minuti, decisamente inusuali per un folksinger di buona fama di allora. L’iniziale Carol fu il primo singolo di successo del nostro e trascinò l’album al trentesimo posto delle classifiche USA: come dicevo prima, la strada era tracciata e il 1976 per Al Stewart sarebbe stato l’anno del gatto.
Curiosità: la strana copertina – che fu poi cambiata ai tempi di Year of the cat per far fruttare l’immagine di Stewart – contiene due particolari da notare: l’auto, una Cord, su cui è seduto Al era quella di Jimmy Page, mentre la biondona era Ginger, la prima moglie di David Gilmour dei Pink Floyd.
La rubrica 50 anni fa la musica
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