Niente rito abbreviato per la mantide di Parabiago e altri tre: “Rimosso il primo ostacolo alla giustizia”
Soddisfazione degli avvocati di parte civile perchè l'ipotesi della premeditazione non verrà esclusa. Adilma ha cercato di manipolare il marito anche dal carcere

Sono state rigettate tutte e quattro le richieste di rito abbreviato avanzate dai legali di Adilma Pereira Carneiro, Igor Benedito, Marcello Trifone e Fabio Oliva accusati dell’omicidio volontario premeditato di Fabio Ravasio insieme ad altri quattro complici.
Confermata l’ipotesi della premeditazione per l’omicidio di Fabio Ravasio
Il giudice per l’udienza preliminare Veronica Giacoia ha comunicato oggi, martedì, la sua decisione accogliendo in pieno la tesi del pubblico ministero Ciro Caramore che ha chiesto il giudizio immediato per tutti per aver organizzato e inscenato l’investimento da parte di un pirata della strada del commerciante 52enne di Parabiago.
Il 27 gennaio inizia la Corte d’Assise per Adilma e la sua banda
Il processo in Corte d’Assise prenderà, dunque, il via regolarmente il prossimo 27 gennaio in tribunale a Busto Arsizio nei confronti di tutti gli imputati. Soddisfatti i legali di parte civile Barbara D’Ottavio e Francesco Arnone per i genitori di Ravasio Mario e Annamaria Trentarossi (nella foto), entrambi presenti alla lettura del dispositivo e apparsi sollevati dalla decisione.
In particolare Barbara D’Ottavio ha rilasciato un commento a margine dell’udienza: «Il primo ostacolo all’obiettivo di ottenere giustizia per Fabio Ravasio è stato superato. Senza la premeditazione non sarebbe stato possibile chiedere l’ergastolo». «Un passaggio puramente tecnico» – invece per il legale Edoardo Rossi che difende la donna.
Adilma manipolatrice anche dal carcere
La pericolosità e la capacità manipolatoria della mantide di Parabiago non è affatto scemata nonostante i mesi trascorsi in carcere. Il pm, infatti, ha anche messo agli atti alcune lettere che la 49enne brasiliana ha inviato all’ex compagno di cella del marito Marcello Trifone, tentando di aggirare i controlli, nelle quali chiede all’uomo di cambiare difensore (cosa poi avvenuta) e di sostenere la versione secondo la quale lei sarebbe stata all’oscuro del piano per uccidere il suo compagno. Trifone, che ad un certo punto sembrava essersi liberato dal controllo che Adilma ha sempre avuto su di lui, ha poi cercato di assecondarla lasciando il difensore Andrea Toscani e affidandosi a Manuele De Paola del foro di Milano.
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