Menta e Rosmarino, un’avventura che dura da 25 anni nata da una sconfitta
Menta e Rosmarino è oggi una delle realtà culturali più vive della Valcuvia. Il suo giornalino racconta la memoria e l’identità del territorio ed è distribuito in dodici comuni
Era il 2001 quando un gruppo di cittadini di Cocquio Trevisago, reduce da una sconfitta elettorale si riunì attorno a un tavolo per capire come continuare a dare un contributo al territorio. L’idea era semplice e ambiziosa allo stesso tempo: creare un giornalino di storia locale a puntate perché non c’erano mezzi per pubblicare un libro unico. Così è nato Menta e Rosmarino, un nome scelto per evocare i profumi della terra e la voglia di stupire.
A raccontarlo è Alberto Palazzi, ospite della puntata del format Soci All Time a Radio Materia che ripercorre i venticinque anni di un’associazione che, da piccolo esperimento, si è trasformata in una vera istituzione culturale della Valcuvia.
Una redazione che cresce, cambia e resiste
Da allora, quel “gioco per adulti” – come lo definisce Palazzi – è diventato una macchina culturale che ha pubblicato tra i 30 e i 40 libri, presentato 55 numeri del giornalino e coinvolto autori, studiosi, professori, poeti, giornalisti. Ogni uscita è accompagnata da una presentazione pubblica con ospiti d’eccezione, dagli intellettuali varesini ai protagonisti della cultura locale.
Eppure non sono mancati i momenti difficili. La scomparsa di collaboratori storici ha segnato profondamente il gruppo. «La redazione si è fermata, come congelata dal dolore», confida Palazzi. È in quei momenti che si misura la forza di un’associazione nel riuscire a continuare, pur con un pezzo di squadra in meno.
Dai primi numeri ai 12 comuni: un pubblico affezionato
Menta e Rosmarino è passato dalla distribuzione porta a porta a Cocquio Trevisago a una tiratura di circa 2.500 copie diffuse in 12 comuni.
L’ultimo numero della rivista raccoglie contributi che spaziano dalla cultura contadina alle trasformazioni sociali, dalla riflessione sul turismo alle derive tecnologiche.
Si passa dal racconto di un mondo agricolo dimenticato troppo in fretta all’analisi del “turista attento” contrapposto al consumatore di luoghi, fino agli interventi di docenti, poeti, giornalisti e studiosi.
Il sogno: trovare giovani che raccolgano il testimone
Se c’è un pensiero che accompagna Palazzi, è quello della continuità: «Il giornale ha 25 anni, ma noi ne abbiamo 25 in più. Servirebbero giovani che portino avanti il progetto».
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