Sulle note di Io vagabondo l’ultimo commosso saluto di Varese a Simone Magrin
Gli amici dei Lions, gli ex colleghi di Rete55 e tantissime persone hanno abbracciato il padre di Simone nella chiesa di San Carlo gremita per il funerale celebrato da don Raffaele
Gremita di persone di ogni età la chiesa di San Carlo per l’ultimo saluto a Simone Magrin, il collega giornalista scomparso all’improvviso per un malore all’età di 44 anni sull’isola di Mindelo, a Capo Verde, dove risiedeva da anni.
Toccante il ricordo del papà che ha voluto rose e gigli bianchi per salutare il figlio sulle note della canzone Io vagabondo dei Nomadi, cantata poi in coro da tutti i presenti.
«Non sono l’unico genitore che sta piangendo il figlio in questo momento – ha detto ricordando le guerre in corso in Medio Oriente e il terremoto in Venezuela – ma vedervi così tanti qui con me in questo saluto è per me una consolazione. Ho ricevuto tante lettere di persone e associazioni che parlano di Simone e in cui ritrovo la sua coerenza nel volere il bene degli altri, nel rispondere ai bisogni degli altri». Un’affermazione legata a tanti ricordi, a cominciare da quando insieme, padre e figlio, hanno contribuito a costruire un pozzo per una comunità malawiana che distava sei chilometri dalla prima fonte di acqua potabile.
«Fare del bene per te un modo di essere», ha ricordato uno dei tanti amici del Lions club international che ha parlato a nome del folto gruppo di volontari del Campo Italia Giovani Disabili, ben riconoscibili nelle loro polo blu. «Con molti di noi ci saremmo rivisti tra poco – ha aggiunto – Questo mondo avrebbe ancora bisogno della tua empatia, della tua ironia scanzonata, della tua positività e degli abbracci che elargivi con tanta generosità. Ricorderemo per sempre la tua gioia contagiosa e come con il tuo ultra leggero hai fatto volare ragazzi che non potevano camminare». 
In chiesa tantissime persone, amici, conoscenti, i colleghi di Rete 55 – emittente televisiva per cui Simone Magrin aveva lavorato – e anche l’europarlamentare della Lega Isabella Tovaglieri, che sui social ha dedicato un lungo post all’amico Simone Magrin.
C’era anche la comunità di Capo Verde, simbolicamente rappresentata da un canto di saluto concluso con un accorato “Ciao Simone”.
Tutti accolti da don Raffaele, il sacerdote di San Carlo che ha guidato la funzione religiosa esortando i presenti a considerare il percorso di Simone come un esempio: «Come insegna Gesù, Simone non è rimasto indifferente, si è dato da fare – ha detto – ha dato ascolto al bisogno delle persone che ha incontrato. Lavoriamo come ha fatto lui perchè il bene comune ci entri nel cuore». 
Finita la funzione, sul sagrato della chiesa prima dell’ultimissimo saluto, ancora un piccolo dono per Simone: un minuscolo mazzetto di fiori di lavanda raccolto proprio pensando a lui e poggiato con amore dal padre sulla bara.
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