“Deturpato il pratone di Luvinate”: la protesta di un cittadino e la risposta sul ribesseto sperimentale

Un lettore segnala il degrado e il disboscamento di una storica area verde lungo il Sentiero 10. La replica di ASFO Valli delle Sorgenti: "Progetto agroecologico penalizzato dal caldo record, rimpiazzeremo le piante"

Scempio del pratone di Luvinate

La trasformazione del “pratone di Luvinate“, celebre area verde situata a circa cento metri dall’imbocco del Sentiero 10 verso Barasso, finisce al centro di un acceso dibattito tra frequentatori del Parco del Campo dei Fiori e promotori di progetti agricoli locali.

A sollevare la questione è un lettore, Ugo Soldati, che esprime forte rammarico per i recenti cambiamenti che hanno interessato una superficie di circa 10.000 metri quadrati. Secondo la segnalazione, dopo l’eliminazione di un nucleo di noccioli al centro del prato, durante lo scorso inverno circa due terzi dell’area sono stati racchiusi da una recinzione elettrificata alta circa due metri per avviare la coltivazione di ribes. Il cittadino evidenzia come la mancanza di un impianto di irrigazione dedicato, unita al caldo estivo, abbia portato al disseccamento delle piantine, privando la comunità di uno spazio aperto storicamente destinato ad attività associative, eventi e al passaggio della fauna selvatica.

«Gentile redazione di Varese News, mi preme segnalare quanto accaduto al “pratone di Luvinate”.
Appena imboccato il Sentiero 10 dal Poggio di Luvinate in direzione Barasso dopo un centinaio di metri si apre, o meglio, si apriva un bellissimo prato di circa 10.000mq con uno splendido gruppo di noccioli al centro. Questo spazio è sempre stato libero e utilizzato dai cittadini, bimbi e ragazzi in particolare, per giochi, incontri, castagnate di paese, accampamenti di boy scout e così via. Era un incanto in ogni stagione e non era raro incontrare caprioli, lepri e altri animali selvatici. Questo inverno il nocciolo è stato sradicato, più della metà del prato recintato con rete elettrificata alta un paio di metri e interrate le piantine di ribes. Un vero pugno alla storia del sito, ma almeno il progetto sembrava serio. Ora è tutto secco, un disastro! La mia speranza, condivisa con tanti abitanti del luogo, è che si ponga fine a questo scempio e venga ripristinato il vecchio, unico, meraviglioso e amato pratone. Grazie».

A chiarire gli obiettivi dell’intervento è arrivata la replica firmata da Alessandro Boriani, presidente dell’associazione fondiaria ASFO Valli delle Sorgenti, unitamente allo staff tecnico del progetto “Sostegno”. Dal gruppo di lavoro si precisa che l’impianto di ribes nero non è una coltivazione intensiva, bensì un laboratorio sperimentale di agroecologia volto al recupero sostenibile delle aree di margine montane per evitarne l’abbandono e preservare la biodiversità.

«In relazione alla segnalazione in merito alla sperimentazione del ribesseto di Luvinate, condividiamo volentieri qui alcune precisazioni utili a comprendere il contesto e le azioni messe in campo di un progetto che è solo nella fase iniziale. Certamente il periodo estivo vissuto è stato un elemento di forte stress per tutti, anche per le piante. Ricordiamo che a luglio si sono registrate 28 giornate con temperatura superiore ai 30 °C, con precipitazioni di appena il 21% della media, facendo di luglio 2026 il secondo luglio meno piovoso a Varese dal 1965. Nei primi dieci giorni di agosto la temperatura media è stata di 30,3 °C, superiore di 6,1 °C alla norma 1991-2020, con il record di 37,2 °C, mai raggiunto prima (dati del Centro Geofisico Prealpino) – spiega Alessandro Boriani, presidente ASFO e lo staff tecnico del progetto “Sostegno” -. Il nostro però non è un ribesseto intensivo finalizzato unicamente alla produzione a tutti i costi, ma un laboratorio per capire come sia possibile valorizzare alcune aree di margine rendendole sostenibili nella loro gestione. Affinché il prato di Luvinate non sia una delle poche aree aperte rimaste, a rischio di abbandono, ma un tassello di una rete di aree gestite, ricche di biodiversità, in equilibrio con l’ambiente circostante. Siamo praticamente in bosco, non sotto casa dell’agricoltore, e siamo in un Parco dove l’equilibrio e la valorizzazione dell’ambiente è fondamentale. Naturalmente l’impianto è stato pensato e costruito affinché sia in grado di prosperare, utilizzando tecniche di agroecologia con nuove soluzioni tecniche: l’estate come quella che abbiamo appena visto, arrivata nel momento più delicato del radicamento delle piantine, è stato un evento non trascurabile. Per questo sono state messe in campo azioni puntuali: irrigazioni di soccorso al tramonto, utilizzando anche macerato di castagno per cercare di dare energia alle piante; pacciamature di rinforzo per trattenere la poca umidità attorno alle piante, attraverso un monitoraggio costante dei nostri tecnici».

«Certo, se avessimo avuto un ribesseto intensivo avremmo messo un impianto di irrigazione e magari anche un po’ di supporto chimico per sostenere a tutti i costi le piantine. Ma non è quello il nostro obiettivo. Stiamo sperimentando nuovi modi di gestire le aree di margine, in un periodo storico in cui il clima sta cambiando molto rapidamente. Stiamo cercando di farlo con un impatto positivo sull’ambiente circostante e le comunità che vivono tale ambiente. Si procederà dunque con quanto da tempo pianificato e previsto nel progetto, che non è certo concluso: le piante che non avranno superato la fase di attecchimento saranno sostituite nelle corrette finestre stagionali, coerentemente al sistema agroecologico che è alla base del percorso intrapreso. Lo stato attuale dell’impianto rappresenta una fase intermedia della sperimentazione, non il suo risultato finale – prosegue la nota -. Peraltro tutti questi elementi sono stati già raccontati ed illustrati con la consueta trasparenza ai cittadini sia in occasione della visita sul campo il 29 marzo scorso e poi ulteriormente dettagliati in occasione del convegno presso il Comune di Varese il 26 maggio 2026. Stiamo lavorando in uno scenario climatico in rapida evoluzione: l’adattamento in corso non è solo afferente al nostro progetto, ma è tutto il versante e in generale tutte le montagne che stanno entrando in una nuova fase della loro storia. Molte chiome di alcune piante già spoglie a inizio settembre sono la prova di un cambiamento strutturale che sarà destinato a rimodellare il nostro territorio e le nostre montagne in modo molto significativo. Punti di vista differenti e confronti sono per noi aspetti importanti: esprimono un attaccamento al territorio che apprezziamo molto. E proprio da questi elementi è nata ASFO Valli delle Sorgenti: il suo operato si fonda sul cercare di lavorare al meglio possibile per una gestione forestale del versante sud del Campo dei Fiori e delle sue aree di margine, in modo responsabile e sostenibile. Ringraziamo pertanto chi ha voluto offrire il suo punto di vista e VareseNews per lo spazio di confronto concesso. In ogni caso, come affisso nei cartelli, sono da sempre pubblicati i nostri contatti diretti; invitiamo il cittadino a contattarci direttamente, in modo da conoscerci e proseguire insieme nel confronto e nella riflessione e magari a venire a lavorare con noi in ASFO Valli delle Sorgenti».

Scempio del pratone di Luvinate

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Pubblicato il 03 Settembre 2026
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