Studenti stranieri nelle scuole di Varese città: i numeri e “il 30% di ragionamento serio”

Nelle scuole statali di Varese, dall'infanzia alle medie, gli studenti stranieri sono il 20,60%. Da qui l'analisi dell'assessora Dimaggio sulla scuola e sul futuro che si vuole costruire per bambini e ragazzi di oggi, i cittadini di domani

scuola

Mentre il Governo Meloni si prepara a discutere la proposta del ministro Valditara di inserire un tetto del 30% al numero massimo di studenti stranieri nelle classi italiane, a Varese si fanno i conti e si guarda al futuro.

È l’assessora ai Servizi educativi, Rossella Dimaggio a scattare la fotografia a partire dai numeri sugli studenti di Varese iscritti nelle scuole statali dei 5 Istituti Comprensivi di Varese (anno scolastico 2025-2026).

Su 5.994 studenti dai 3 ai 14 anni, 4.759 sono italiani e 1.235 sono definiti stranieri, pari al 20,60% del totale. Anche se in media siamo al di sotto del 30%, nelle scuole ci sono situazioni molto diverse, con concentrazioni di stranieri che variano dal 2,47% al 43%.

Dall’analisi delle ragioni di queste differenze al significato della parola straniero (i nuovi arrivati in Italia – NAI – ma anche bambini e ragazzi nati in Italia da genitori stranieri e quindi madrelingua italiani), la Dimaggio si spinge a considerazioni sul futuro che si vuole costruire per i bambini e i ragazzi di oggi, i cittadini di domani.
Di seguito il testo completo della riflessione dell’assessora varesina.

Proviamo a fare il 30% di ragionamento serio

Vorrei commentare la proposta del Ministro Valditara in maniera seria e pacata, parlando di numeri, quelli che conosco meglio, ovviamente, sono quelli della nostra città.

Varese (territorio di medie dimensioni come molti altri in Lombardia) conta 5 Istituti comprensivi – complessi scolastici in cui coesistono più gradi di istruzione – si tratta di 30 plessi scolastici che comprendono scuole dell’infanzia statali, primarie e secondarie di primo grado.

Contiamo una popolazione scolastica complessiva di 5.994 alunne ed alunni (il dato si riferisce allo scorso anno scolastico e non comprende le scuole parificate), ebbene su 5.994 studenti 4.759 sono italiani e 1.235 sono definiti stranieri, perciò per tornare alle percentuali abbiamo il 79,40% di italiani e il 20,60% di stranieri.

Perfetto, siamo sotto il 30%, il problema a Varese non sussiste!
Invece no, perché quando si parla di scuola, bambini, educazione le situazioni sono complesse e necessitano un’analisi approfondita.

Cominciamo a disgregare il dato: in un plesso della scuola dell’infanzia la percentuale dei bambini stranieri è del 34% in un altro del 13%; nelle primarie si va da un massimo del 43% ad un minimo del 2,47%, nelle secondarie di primo grado il delta va da un 28,71% ad un 13,93%. Ciò accade prevalentemente per due banali motivi, il primo è quello abitativo: nella maggior parte dei casi si mandano i figli nelle scuole vicine a casa; il secondo è che alcune scuole negli anni hanno sviluppato grandi competenze in ambito di accoglienza e didattica inclusiva e sono considerate eccellenze educative.

Consideriamo un altro numero: 1.235 il totale degli alunni e alunne stranieri. Attenzione: per assolvere a questa rilevazione ministeriale le scuole rispondono al seguente quesito: numero alunni di cittadinanza italiana, numero alunni di cittadinanza non italiana.
Per la legge italiana la cittadinanza italiana si fonda sul principio dello ius sanguinis il diritto di sangue – in base al quale è italiano chi nasce da padre o madre italiani, viceversa non è cittadino italiano chi nasce in Italia, perciò non sappiamo quanti di questo 20,60 % siano da anni in Italia, nati in Italia o appena arrivati in Italia e questo dal punto di vista della differenza di capacità di apprendimento della lingua italiana non è un’informazione da poco.

Ho corso il rischio di annoiarvi con questo elenco di dati per tentare di analizzare un fenomeno complesso che condiziona la quotidianità di famiglie, docenti e alunni .
Che fare? Che ci piaccia o no l’Articolo 34 della Costituzione italiana garantisce il diritto alla studio stabilendo che la scuola è aperta a tutti; che ci piaccia o no i flussi migratori sono un fenomeno inarrestabile che interessa tutto il globo terracqueo (cit!). Non ci rimane che scegliere e decidere se vogliamo costruire una società civile, funzionale alla crescita serena dei bambini di oggi e alla convivenza civile degli uomini e delle donne di domani, oppure se continuare a dividere mondo e le classi delle nostre scuole in “noi” e “loro” in una continua contrapposizione sociale, economica, culturale con punte di odio razziale che nella maggior parte dei casi condiziona le classi sociali più svantaggiate, danneggiate da una continua istigazione a trovare nello straniero la colpa di un progressivo impoverimento molto più spesso causato da miopi politiche sociali, scarsissimi investimenti sul welfare e incapacità di promuovere mobilità sociale.

Non dico la Presidente del Consiglio, ma il Ministero dell’Istruzione e del Merito, se non altro per rendere onore al nome che si è dato, dovrebbe saper che da anni le scuole fanno fronte al fenomeno interculturale senza alcun sostegno né economico né formativo – conosco docenti che si sono inventati di tutto per insegnare l’taliano agli alunni neo arrivati in Italia senza avere conoscenze di glottodidattica -, dovrebbe sapere che gli alunni dimunuiscono ma l’affollamento delle classi aumenta, dovrebbe sapere che l’apprendimento di italiano L2 è direttamente proporzionale all’inserimento precoce nel percorso 0/6 dove, se non fosse per gli Enti locali, i posti non ci sarebbero, dovrebbe sapere che l’apprendimento della lingua italiana è scandito in 6 livelli di conoscenza e che nessuno prepara gli insegnanti delle superiori all’insegnamento della lingua per lo studio delle discipline, dovrebbe sapere che ogni euro investito sulla scuola e sull’istruzione è un investimento potente sulla prevenzione, la pace sociale e la crescita economica e sociale di tutta la Nazione, dovrebbe sapere (e lo sa!) che esistono innumerevoli circolari che già indicano il tetto massimo del 30%, dovrebbe sapere (e lo sa!) che i Comuni – tutti, non solo quello di Varese – seppur ormai allo stremo delle risorse economiche, si ostinano a sostenere le scuole, dalla manutenzione delle strutture, alla copertura del tempi pomeridiani, alla progettazione di percorsi condivisi per l’inclusione interculturale anche per gli adulti, dovrebbe rendere merito (qui sì ci sta) agli uomini e alle donne che ogni giorno entrano in classe e contrastano, a mani nude,intolleranza e pregiudizi e costruiscono pari opportunità e mobilità sociale.

Concludendo non voglio minimizzare dicendo che tutto va bene, che i bambini son tutti uguali. Dico che la presenza di alunni e alunne nati in Italia da genitori stranieri non è più un’emergenza, è la quotidianità e chi governa ha il dovere di affrontare e risolvere situazioni complesse proponendo soluzioni articolate e di livello, non usurati slogan demagogici.

Ingenerare disuguaglianze e fomentare paure è indegno di coloro a cui affidiamo l’unico nostro patrimonio futuro: abbiate cura e rispetto dei bambini e delle bambine, dei ragazzi e delle ragazze. In ogni classe c’è il mondo e ogni classe è un mondo.

Rossella Dimaggio

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Pubblicato il 23 Settembre 2026
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