Due parole sul nuovo stadio a Varese
18 Novembre 2023
Illustre Direttore,
in questi giorni, dopo qualche tempo, si è tornati a parlare di ricostruzione dello stadio di Varese, un argomento che, per sua natura, accende subito gli animi, ma al contempo richiede, per esperienza, prudenza e una ponderata riflessione. Con questa lettera, senza pretese di sorta, vorrei provare a fare un simile esercizio.
Partiamo dai fondamentali: inutile girarci intorno, quando si parla di impiantistica sportiva, in Italia siamo maestri nel disegnare e presentare rendering di progetti ambiziosi, ma spesso questi rimangono sulla carta per varie ragioni: dalla miopia politica alla mancanza di adeguate basi finanziarie, per non parlare a volte di vincoli “storici” o “architettonici” irrazionali. È un fatto ben noto che tantissima parte di queste proposte rimanga tale, senza tradursi in azioni concrete.
Una delle mancanze principali nelle discussioni di questi giorni trovo sia il focus quasi assente sulla squadra che dovrebbe effettivamente usufruire dello stadio, che avrebbe una capacità abbastanza “importante” e passibile di sostenere ambizioni importanti. Ma appunto, quali sarebbero le effettive ambizioni di questa squadra? Quali investimenti sono previsti per garantire una reale crescita e competitività, tale poi da riempirlo, questo stadio del futuro?
Senza un solido “pull factor”, rischiamo di avere un nuovo impianto fantasmagorico… ma più un centro commerciale che un luogo di sport. Col rischio, tra l’altro, di non conseguire i risultati economici sperati. La mancanza di una squadra calcistica in grado di competere e “infuocare” le folle potrebbe portare a tale nefasto scenario.
Inoltre, trovo sia essenziale considerare l’impatto sul traffico e sulla viabilità locale. Le partite di calcio, soprattutto se la squadra di turno affronta avversari di grido o milita in divisioni prestigiose (ci auguriamo tutti questo scenario per il futuro, no?), attraggono un vasto pubblico, mettendo a dura prova la viabilità del quartiere e paralizzando la circolazione sia veicolare che pedonale, con ripercussioni negative per il centro città. E mi taccio sulle intemperanze di certa “fauna” che, purtroppo, si manifesta a cospetto delle partite di pallone.
Una soluzione più sensata potrebbe essere la costruzione di una struttura sportiva completamente nuova in una zona periferica, magari riqualificando quelle aree industriali dismesse che tuttora ci sono.
Nondimeno, prima di costruire uno stadio grandioso e multifunzionale, dovremmo concentrarci su un’altra priorità: avere un luogo fruibile per la pratica del calcio. Un approccio modulare potrebbe essere la chiave: se giochi in Serie D o C, che te ne fai di 9000 posti? O di un mostro di cemento armato mezzo inagibile? Iniziamo invece con una capacità di 4000/5000 posti, adattandoci alla reale domanda e permettendo una futura espansione se necessario. In tal senso, ho apprezzato che un giornale abbia pubblicato la foto di un “caso di studio” esemplare per razionalità e pragmatismo come lo stadio “Benito Stirpe” di Frosinone, espressione di una città che – col dovuto rispetto – ha popolazione e possibilità ben inferiori alle nostre, ma hanno saputo portare a casa grandi risultati. Perché non prendere appunti?
E riguardo allo stadio Ossola, perché non considerare le sue debolezze come potenziali risorse? Anzitutto il velodromo “Luigi Ganna”: in Italia adesso abbiamo un movimento di ciclismo su pista molto forte e che avrebbe gran bisogno di strutture per allenamenti e gare. I meeting di ciclismo su pista, se ben organizzati, attirano discrete folle anche dall’estero (come nel caso di Fiorenzuola d’Arda, poco fuori Piacenza, con la “Sei giorni delle Rose”): perché non dare un nuovo asset sportivo a Varese adattando la pista alle moderne esigenze?
Infine, liberando lo stadio dall’uso calcistico, si potrebbe dare spazio a sport come il rugby o il football americano, che da tempo necessitano di strutture maggiormente adeguate.
In conclusione, è fondamentale prendere in considerazione una prospettiva più ampia e diversificata sul futuro dello sport a Varese, evitando di concentrarsi esclusivamente sulla costruzione di uno stadio calcistico (e di un polo commerciale) di grandi dimensioni senza valutare a fondo le reali esigenze e opportunità della comunità sportiva locale e del tessuto urbano.
Distinti saluti,
Manlio Scorsetti




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