È morto l’ex calciatore Enrico Candiani
Bustocco, aveva 89 anni. Uno dei mancini più ammirati degli anni Quaranta, fu pilastro dell'Ambrosiana-Inter a fianco di Meazza; con la Pro Patria arrivò ottavo in serie A
Si è spento oggi a 89 anni, dopo una lunga malattia l’ex calciatore di Pro Patria, Inter, Juventus, Milan e Livorno Enrico Candiani (foto). Con lui se ne va un pezzo di storia del calcio italiano. Bustocco di nascita, Candiani, nato il 30 settembre 1918, è stato fra le massime glorie sportive della città: ha giocato a lungo in serie A, segnando oltre cento reti, dui cui venti (in 57 partite) con la maglia biancoblu della Pro Patria. Inizialmente centrocampista, si rivelò negli anni un’ala ideale: mancino, aveva nel sinistro potente e preciso un’arma micidiale, temutissima dalle difese avversarie.
La Pro Patria in cui giocò nel 1948 (mezza stagione) e 1948/49 fu la migliore di sempre: arrivò ottava in serie A, sconfiggendo fior di squadroni blasonati anche grazie ai suoi gol, dribbling e assist. Quello fra i tigrotti era ovviamente un ritorno: Candiani era cresciuto calcisticamente, da buon bustocco, all’Oratorio dei Frati, e fece parte nel 1933 della selezione giovanile della Pro Patria, per poi trasferirsi, su segnalazione dell’ex tigrotto Masera, all’Inter (allora chiamata Ambrosiana, il regime fascista non tollerava internazionalismi di sorta). Arrivato quasi sottovoce, sempre giocando a sinistra, e affiancando un gigante della storia del calcio mondiale come Peppino Meazza, Candiani affinò le sue qualità offensive, passando da mezz’ala ad ala pura; fu titolare nello squadrone nerazzurro di Tony Cargnelli che vinse lo scudetto 39-40, l’anno prima aveva vinto la Coppa Italia. La sua carriera, come tutte quelle dei giocatori della sua generazione, fu oscurata dal dramma della seconda guerra mondiale.
Il 1945-46 fu il suo ultimo anno all’Inter, durante il quale si concesse il lusso di rifilare da solo un poker di gol al Grande Torino, facendo ammattire il leggendario Maroso. Nel 1946 passò alla Juventus; durante il mercato di riparazione del 1947-48 tornò quindi a Busto Arsizio. Dopo aver disputato la stagione 1949/1950 con il Milan, concluse la carriera nel Livorno; appese le scarpette al chiodo, aprì un’officina nella sua Busto per alcuni anni, conducendo quindi un’esistenza tranquilla nella città natale, circondato dall’affetto di familiari, amici e tifosi. Lascia una vedova e due figlie.
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