È morto Ryszard Kapuscinski
Il grande scrittore e giornalista si è spento a 75 anni a Varsavia a seguito delle complicazioni dopo un intervento chirurgico
Ryszard Kapuscinski lascerà un vuoto per i suoi grandi reportage dal mondo. Si è spento oggi a Varsavia per le complicazioni a seguito di un intervento chirugico.
Il popolare giornalista era nato a Pinsk, in Polonia orientale, oggi Bielorussia, il 4 marzo 1932. Dopo la laurea all’università di Varsavia lavorò fino al 1981 come corrispondente estero dell’agenzia di stampa polacca Pap. Grazie ai suoi numerosi libri era diventato un esempio contemporaneo di giornalismo letterario internazionale. Nel 2003 fu stato candidato al Nobel per la letteratura.
Le sue testimonianze di quarantasette anni di viaggi in oltre cento paesi del mondo, dall’Asia all’Africa, dall’America Latina all’ex impero sovietico, sono raccolte in una ventina di libri tradotti in oltre trenta lingue in cui ha saputo raccontare con grande sensibilità la realtà di luoghi lontani e spesso dimenticati. Sempre in viaggio per lavoro, ha coniugato la passione di un mestiere, l’intuito e le sue capacità, con le sue doti narrative, che gli hanno permesso di scrivere dei reportage considerati veri e propri esempi letterari.
Cittadino del mondo e portavoce delle minoranze, Kapuscinski ha ottenuto molti premi e riconoscimenti a livello internazionale, tra cui il premio dell’Associazione internazionale giornalistica nel 1976, a Helsinki; il premio Viareggio-Repaci nel 2000; il premio Grinzane Cavour a Torino nel 2003 e, nello stesso anno, il prestigioso premio Principe de Asturias.
I suoi libri più celebri sono ormai dei piccoli classici per chi vuole capire la contemporaneità. Il Negus. Splendori e miserie di un autocrate (1983), definito da “Newsweek” tra i migliori dieci libri del 1983; Imperium (1994), un reportage sull’impero sovietico e il suo dissolvimento; Lapidarium. In viaggio tra i frammenti della storia (1997) intarsio di meditazioni ispirate dai viaggi, dalle letture, dalle riflessioni, dall’esperienza, da pezzi di diario di eventi storici; Ebano (1998), un reportage nel quale vengono raccontati quarant’anni di esperienza come inviato nei paesi africani; Shah-in-shah (2001), resoconto della sua permanenza in Iran negli ultimi anni della monarchia di Reza Palevi; La prima guerra del football e altre guerre di poveri (2002), le impressioni di un osservatore attento della società e della politica di paesi lontani, come il Ghana, il Congo, il Sudafrica, l’Algeria, l’Honduras e il Salvador; In viaggio con Erodoto (2005) dove ripercorre le vicende personali, dall’infanzia povera ai viaggi in Cina e India avendo sempre come punto di riferimento Erodoto, il primo reporter della storia.
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