Luino-Milano in treno? Come cent’anni fa: servono più di due ore
Il sindaco di Cellina in un articolo del 1916 e una moderna pendolare di fronte in un immaginario faccia a faccia sul tema della linea ferroviaria
Il secondo articolo del nostro "viaggio" sulla linea ferroviaria Luino-Milano mette a confronto un pendolare di ieri e una di oggi per scoprire che si stava meglio quando si stava peggio.
Erano troppe già nel 1916 quelle due ore necessarie a raggiungere Milano da Luino via treno. Lo attesta un documento storico, una pagina di un giornale locale di 91 anni fa, quando un sindaco scrisse "imprecando contro l’infamia e lo scherno del servizio ferroviario della linea Milano-Luino", come recita l’incipit del testo. Titolo dell’articolo "Verso la completa rovina di Luino e del lago Maggiore". Non era ancora finita la Grande Guerra, che il sindaco di Cellina si lamentava del fatto che la direzione compartimentale dava la colpa alla guerra se per fare 90 km ci si impiegava 2 ore e 20 minuti. Oggi, all’alba del 2007, sono necessarie due ore per percorrere quel tratto. In novant’anni c’è stato un miglioramento netto di soli 20 minuti mentre nel frattempo siamo arrivati sulla Luna ed esploriamo Marte con un robot. Già allora si parlava di declino della stazione internazionale e di tutta la sponda: come se fosse una profezia, questa si è avverata. Forse quel sindaco aveva solo sbagliato epoca e se fosse vissuto ai giorni nostri avrebbe versato un mare d’inchiostro.
Al di là del sorriso e del sarcasmo che potrebbe derivare dalla lettura di queste righe, c’è la realtà di una situazione spintasi oltre ogni limite temporale. In quasi un secolo non è stato fatto niente per migliorare il servizio passeggeri, sempre meno utilizzato dai pendolari non per mancanza di persone che devono muoversi verso il sud della provincia e Milano, ma per la quasi certezza che si fa prima ad affrontare l’Autolaghi in orario di punta, con tutto il traffico possibile, piuttosto che viaggiare in treno.
«I ritardi sono all’ordine del giorno e non vanno mai sotto il quarto d’ora» spiega Valentina, pendolare da poco ma già scoraggiata da una situazione a dir poco scandalosa. «Lavoro in un importante museo di Milano, abbiamo degli orari precisi ma ho capito che per me non è possibile rispettarli, con le conseguenti lamentele dei miei superiori». Valentina racconta dei suoi viaggi bloccati a Porto Valtravaglia con il locomotore, vecchio di almeno trent’anni, che si rifiuta di ripartire: «Recentemente con un gruppo di sventurati – racconta la giovane – abbiamo dovuto convincere un signore cinese a portarci, dietro pagamento, almeno fino a Gallarate».
In realtà i problemi sono molti; la sicurezza, a volte, sembra tentennare mentre i treni ad alta frequentazione o, comunque, di età inferiore ai vent’anni, a Luino non sono mai arrivati. I grandi annunci fatti da Trenitalia dopo le polemiche con la Regione Lombardia che avrebbero dovuto portare centinaia di nuovi vagoni, non hanno interessato la Luino-Milano e la stessa Regione sembra snobbare i cittadini del lago Maggiore formando un tavolo per le infrastrutture con rappresentanti dei pendolari delle linee da Milano per Varese, Domodossola e Novara. Luino non c’è. Forse, come scriveva Piero Chiara in uno dei suoi romanzi più belli "Luino non va cercata sulle carte geografiche". E con lei nemmeno le decine di migliaia di abitanti che vivono lungo la storica linea ferroviaria del Verbano.
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