Siccità, inquinamento e prelievi abusivi, i tre mali del Po
Volontari di Legambiente percorreranno il fiume dal 30 agosto al 3 settembre sensibilizzando cittadini e autorità sullo stato di salute del bacino
Parte l’”Operazione Po”. Questo è il nome della campagna di Legambiente per sensibilizzare gli abitanti e le autorità delle regioni che il fiume più lungo d’Italia attraversa: dalle sorgenti in Piemonte fino al Polesine dove si dirama fino a congiungersi con l’Adriatico. Dal 30 agosto al 3 settembre, a bordo di un’imbarcazione, i volontari dell’associazione percorreranno il Po in nove tappe partendo da Casale Monferrato monitorando lo stato delle sponde, denunciando ad ogni approdo le escavazioni abusive, gli scarichi inquinanti, la mancanza di depurazione delle acque e rilanciando la valorizzazione del fiume come risorsa. Il 2006 è stato un anno nefasto per il suo ecosistema, la cui fragilità è stata messa a nudo dalla pesante siccità di questa estate. Un abbassamento del livello dell’acqua causato anche dai frequenti prelievi abusivi a scopi irrigui. Secondo l’associazione ambientalista sono infatti “quasi 7 milioni” i metri cubi prelevati, a cui si devono aggiungere altri 2 milioni di metri cubi sottratti al fiume dallo sbarramento della diga Enel di Isola Serafini. Le conseguenze di un tale fenomeno sono devastanti. A rischio è infatti la stabilità di ponti e argini, per non parlare del fenomeno dell’erosione delle spiagge dell’Adriatico, la risalita dell’acqua di mare nel delta e la scomparsa di ambienti umidi preziosi. Una serie di fattori che, favorendo un abbassamento della falda, accentuano gli effetti della siccità.
Sotto accusa l’agricoltura, principale responsabile del prelevamento delle acque nei mesi estivi. Secondo Legambiente occorre procedere ad un «cambiamento delle colture che riduca il fabbisogno idrico nei mesi più caldi». C’è poi il problema dell’inquinamento legato agli scarichi industriali. «Nella poca acqua rimasta – rileva Legambiente – la concentrazione di inquinanti è tale che, per lunghi tratti (25,8 per cento del corso), il giudizio di qualità non raggiunge nemmeno la sufficienza, a causa delle carenze dei sistemi di depurazione di scarichi civili e industriali». Secondo Legambiente occorre dare maggior importanza all’Autorità di bacino, un organismo in grado di coordinare Regioni, province, comuni, parchi ed enti responsabili a vario titolo del controllo delle acque.
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