Angera

Angera riscopre Teresa Ciceri Castiglioni, la scienziata che collaborò con Alessandro Volta

Domenica 14 giugno al Civico Museo Archeologico un inontro sulla scienziata e agronoma nata ad Angera che contribuì alla scoperta dell’aria infiammabile e fu tra le protagoniste dell’introduzione della coltivazione della patata in Lombardia

Una donna di scienza, pioniera dell’agronomia e protagonista di una pagina poco conosciuta della storia lombarda. È dedicato a Teresa Ciceri Castiglioni il secondo appuntamento del ciclo di incontri “Alessandro Volta ad Angera“, promosso in occasione del 250° anniversario della scoperta dell’aria infiammabile nelle acque del lago antistanti la cittadina.

L’incontro, dal titolo “Una scienziata angerese al fianco di Alessandro Volta. Riscopriamo la figura di Teresa Ciceri Castiglioni”, si terrà domenica 14 giugno alle 17.30 al Civico Museo Archeologico di Angera, in via Marconi 2.

A guidare il pubblico alla scoperta della studiosa sarà Alessandra Mita Ferraro, docente di Storia moderna all’Università eCampus, che ripercorrerà la vita e il contributo scientifico di una figura ancora poco nota ma di grande rilievo per il territorio e per la storia della scienza.

Nata ad Angera nel 1750, Teresa Castiglioni si trasferì a Como dopo il matrimonio con il nobile Cesare Liberato Ciceri. Qui instaurò un profondo rapporto di amicizia con Alessandro Volta, diventando un importante punto di collegamento tra lo scienziato e la sua città natale.

Proprio grazie alla frequentazione della famiglia Castiglioni, Volta ebbe l’opportunità di compiere le osservazioni che lo portarono, nel novembre del 1776, alla scoperta dell’aria infiammabile che si sviluppava nei canneti di Angera, una tappa significativa delle sue ricerche scientifiche.

Ma Teresa Ciceri Castiglioni non fu soltanto una figura vicina a Volta. La sua attività di studio e sperimentazione la rese una delle donne più interessanti del panorama scientifico lombardo tra Settecento e Ottocento. Esperta di agraria, è ricordata soprattutto per il contributo decisivo all’introduzione della coltivazione della patata in Lombardia, in un’epoca in cui il tubero era ancora poco diffuso e guardato con diffidenza.

Tra le sue intuizioni vi fu anche la messa a punto di un metodo per ricavare e filare una fibra tessile dalla pianta del lupino, dimostrando una notevole capacità di applicare la ricerca scientifica a soluzioni concrete per l’agricoltura e l’economia del territorio.

8 Giugno 2026
Redazione VareseNews
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