Come si rideva di Mazzini, Garibaldi e gli altri

Inaugurato al Museo degli Studi Patrii la mostra storica "La satira ai tempi di Mazzini"

Mazzini, Garibaldi e gli altri: è stato inaugurata domenica 15 al Museo degli Studi Patrii la mostra storica sulla satira nell’Italia risorgimentale, organizzata dalla Fondazione Culturale in collaborazione con l’Associazione Mazziniani d’Italia.

Una panoramica su un’arte profondamente popolare, esempio straordinariamente moderno di libertà di pensiero e comunicazione. «Queste pubblicazioni hanno svolto un ruolo di grande rilevanza nella fondazione della Repubblica», spiega il prof. Bocchi della Fondazione Onlus Mazziniana, che sottolinea come nella stampa satirica dell’epoca convivessero posizioni politiche differenti, letture da destra e da sinistra, ma comunque dissacranti, della tradizionale agiografia risorgimentale. «Una cultura di satira infinitamente più ricca di quella di oggi, e patrimonio condiviso di tutta la nostra nazione», anche in una città come Gallarate.

Sì, perché l’Alto milanese ospita una fitta tradizione critico-parodistica, che si colloca nell’ampia libertà di parola permessa dal regime austro-ungarico. Ricorda il dott. Roberto Ghiringhelli dell’Ami: «il risveglio della stampa nell’alto-milanese coincide con la fine del’800, e con la satira antinapoleonica; nasce il “bosinate”, poesia in vernacolo milanese con funzione canzonatoria nei confronti dei personaggi pubblici, e aprono moltissime testate a sfondo satirico». Ne sono esempio il periodico L’Unione fondato dal tipografo gallaratese Tommaso Piccinelli, la Rassegna popolare repubblicana di Cecchino Buffoni, Il Cacciatore delle Alpi e Campo dei fiori di Speri della Chiesa Emoli.


«Antimilitarismo, emancipazione attraverso l’educazione delle classi meno abbienti, creazione di Popolo e libertà, settimanale organo dei partiti democratici dell’alto-milanese, organizzazione del movimento dei lavoratori (nell’accezione mazziniana del termine, ovvero aperta ai ceti borghesi): questi i temi cardine che hanno animato il movimento repubblicano gallaratese», spiega Ghiringhelli.


E Morgione, lo storico vignettista del quotidiano La Prealpina e ora anche di Varese News, riflette su quanto sia mutata la satira nei contenuti e nella forma: «le tavole qui esposte sono vere e proprie opere d’arte, quadri d’autore che in un certo senso “si abbassavano” a sottomettere il talento alla comunicazione d’opinione; ora invece, la satira grafica può contare anche pochissimo sulle abilità tecniche, contando sull’espressione chiara e sintetica di un contenuto».

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Pubblicato il 15 Gennaio 2006
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