Il nuovo consiglio preda dei flash
La giornata vista dal dietro le quinte degli operatori della comunicazione, spaesati dai volti nuovi. L’ufficio stampa fornisce ampie brochure coi profili delle matricole
«Lei è? Giornalista? Prego esca e rientri da quella porta là. Lei? Ah, Onorevole, prego da questa parte e lei?». Hanno avuto vita non facile gli addetti alla sicurezza del Pirellone questa mattina. Per il primo consiglio regionale della legislatura, infatti, sono stati quasi 200 i giornalisti che si sono accreditati per seguire l’elezione che ha portato Raffaele Cattaneo sullo scranno più alto del consiglio.
«Dov’è che vuole andare? In sala stampa? No guardi, i posti sono esauriti, prego vada da quella parte», spiegava a ripetizione il personale nell’indirizzare fotografi, cameraman e reporter tra i corridoi del palazzo.
Una volta raggiunta la meta, era un muro di cavalletti e telecamere quello che si apriva sullo sfondo della sala del consiglio, con raffiche di falsh che mitragliavano gli eletti. Loro, i consiglieri regionali e assessori della nuova Lombardia, certo non lesinavano a sottoporsi ai famelici scatti e anzi, qualcuno ha sfilato più e più volte nel corso della mattinata davanti al plotone di fotografi. Ma una volta immortalato il nuovo consigliere e controllato sullo schermo che l’immagine sia uscita bene la domanda che nasceva molto spesso era «ma questo, chi è?». Le facce nuove, infatti, non mancano in questa decima legislatura ma, per fortuna, l’ufficio stampa della regione ha messo a disposizione abbondanti brochure con il volto di tutti gli eletti associato a nome e partito. E così, una volta capito che quello immortalato è un commesso e non un consigliere, l’occhio rapace dei teleobiettivi si spostava su qualche altra preda, magari non di primo pelo nei palazzi del potere. 
Tutto questo accadeva mentre nella sala il rito della votazione continuava a riproporsi, per 6 volte complessivamente.
E tra una chiamata e l’altra, i nuovi rappresentanti dei cittadini lombardi si davano alle attività più disparate: qualcuno si intratteneva con i compagni di partito, altri andavano a prendere un caffè nella buvette e i più tecnologici aggiornavano il loro profilo facebook o, ma questo solo qualche raro esemplare, twittavano in diretta lo svolgersi della seduta. Ma dopo tre ore di seduta – e durante il lungo e approfondito discorso del presidente Cattaneo – la mente dei giornalisti e l’occhio dei teleobiettivi vagavano per la sala. E così, qualcuno ha potuto portare a casa immagini e ricordi che però, sui giornali, non si possono pubblicare.
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