Il campo dei merli
25 Febbraio 2008
Egregio direttore,
la leggenda che segue mi sembra così ricca di insegnamenti (sul rapporto fra mito e storia, sulla inseparabilità della sconfitta dalla vittoria e sul carattere di lunga durata della questione del Kosovo), da meritare di essere proposta alla riflessione dei Suoi lettori (“De nobis fabula narratur”…!).
Nel 1389, il Kosovo stava per assistere alla grande battaglia fra i Serbi, che difendevano la loro terra, e gli invasori Turchi, comandati dal sultano Murad I. Due giorni prima della battaglia decisiva, il re Lazzaro Hrebeljanoviç, capo delle truppe serbe, ricevette da un uccello, che proveniva da Gerusalemme, un messaggio della Vergine Maria, che gli chiedeva di scegliere tra due regni: quello terrestre e quello celeste. Egli scelse quest’ultimo e quindi perse, oltre alla sua stessa vita, la battaglia del Kosovo, in cui il suo esercito fu distrutto e il regno di Serbia fu privato della sua indipendenza. Tuttavia, la sua vittoria spirituale fu tanto grande e duratura, che il giorno della battaglia (15 giugno 1389) diventò per tutti i Serbi, sotto l’occupazione turco-ottomana, il giorno di una festa segreta (e tale è rimasto sino ai nostri giorni).
A ogni primavera il campo di battaglia del Kosovo si ricopre di fiori rossi. Si racconta che, nel 1913, in occasione delle guerre balcaniche, l’esercito serbo, interamente ricostituito dopo che la Serbia aveva riacquistato e consolidato, durante l’’800, la sua indipendenza, marciasse in punta di piedi attraverso la piana del ‘Campo dei merli’ (Kosovo Polje) per non svegliare i morti.



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