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In bicicletta all’università dell’Insubria

bicicletta ciclopedonale generica | da Pixabay
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28 Aprile 2026

Gentile Direttore,

insegno all’Università dell’Insubria, abito a Milano e, di solito, vengo in università in bicicletta. O meglio, per raggiungere la sede di Bizzozero, di solito, esco di casa in bici, vado fino alla stazione di piazzale Cadorna, metto la bici sul treno (è gratis), scendo a Varese Nord e pedalo fino all’università. Una soluzione che sembra ottimale, degna di un Paese del nord Europa.

Il problema si presenta, però, a Varese perché il percorso dalla stazione ferroviaria a Bizzozero non è per niente agevole in bicicletta. Supero due incroci dove i ciclisti fanno bene ad attraversare a piedi sulle strisce pedonali perché, altrimenti, rischiano di essere travolti nel caos delle automobili (particolarmente difficile è passare in Largo Ennio Flaiano, dove gli automobilisti arrivano da due parti e sono impazienti di entrare in superstrada). Dopo questi incroci imbocco viale Borri, dove non solo le biciclette non sono previste, ma in alcuni punti neanche i pedoni.

Arrivato di fronte al campus universitario, ho la mia piccola rivincita perché passo oltre il parcheggio congestionato, la fila di macchine sistemate quasi una sull’altra in via Dunant, e lego la bici a dieci metri dall’ingresso della palazzina dove ho l’ufficio o dove insegno.

Mi chiedo come cambierebbe la sede di Bizzozero se fosse collegata con una pista ciclabile al centro di Varese. Quante automobili in meno? Quanto stress e quanto caos in meno (in strada e in università)? Quanto inquinamento in meno? E per finire, quale buon esempio darebbe l’Amministrazione ai ragazzi e alle ragazze realizzando una viabilità più “sostenibile” verso la loro università? Un’ultima precisazione: io non sono un tipo speciale, ho cinquantanove anni, non sono particolarmente atletico, né costretto da qualche circostanza a rinunciare alla macchina. Sono un uomo normale che normalmente va al lavoro pedalando. Quante altre persone normali lo farebbero se fosse soltanto un po’ più facile?

Alberto Castelli

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