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La crisi dell’Unione Europea

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7 gennaio 2016

Egr. Direttore
I nodi che preannunciano una futura crisi dell’Unione Europea stanno venendo al pettine, alla fine dopo decenni di politiche finalizzate ad interessi economici e finanziari come si poteva immaginare stanno riemergendo nazionalismi (perfino la Lega oggi si sente italiana), nuove identità nazionali (Catalogna, Scozia, ecc.), retaggi egemonici ed interessi economici da tutelare da parte dei singoli Stati, palleggi di responsabilità sulla gestione dei flussi migratori.
L’immigrazione incontrollata è l’ultimo problema irrisolto per i suoi risvolti culturali,sociali, religiosi ed economici anche se da parte di una classe politica terzomondista miope e radical chic ci viene fatto passato per arricchimento economico (per chi?) e culturale (lasciamo perdere).
Quella parte di società che vive nel benessere non ha problemi ad accogliere anche perché psicologicamente si sente in debito con chi sta peggio ed inoltre non gli viene intaccato il suo status quo.
Ma quella parte sempre più impoverita ed in miseria vede nello straniero un competitore e una minaccia in quanto gli intacca se non peggio gli toglie quei sempre più pochi sostegni sociali ed economici di cui per diritto di nascita e cittadinanza si sente in diritto di beneficiare in via prioritaria.
La realtà e che il peso di questa invasione è tutta sulle spalle dei ceti medio bassi in cui i poveri crescono in modo esponenziale a causa della mancanza di crescita economica che molti economisti ritengono sarà decennale se non secolare.
In pratica quello che sta avvenendo in Europa è il riemergere di un ceto proletario che non si vedeva se non nel primo dopoguerra.
Ritengo invece che i soli che ne beneficiano sono gli operatori economici che ruotano intorno all’accoglienza a tempo indeterminato e una certa imprenditoria che dispone di una massa di manodopera a bassissimo costo che gli consente di incrementare i propri profitti.
Ripeto non mi sorprende che la maggioranza di chi è a favore dell’accoglienza appartiene a chi è ancora tutelato e protetto e non viene intaccato direttamente o indirettamente negli interessi personali o nel proprio benessere mentre è un dato di fatto che sono i ceti più poveri che oggi si oppongono a questa politica dato che oltre ad essere penalizzati dai doveri di cittadini subiscono nei diritti la priorità degli immigrati.
L’Unione Europea è l’artefice principale dello smantellamento nei vari Stati dei diritti e delle tutele sul lavoro, della riforma previdenziale, della riduzione al minimo dello stato sociale che provocherà entro un decennio la rinascita di un numeroso ceto proletario.
Questa Europa ha fallito l’obbiettivo prefissato che era l’unità politica ma è diventato uno strumento ubbidiente, privo di identità, appiattita su una globalizzazione basata solo sul consumo e sulle merci, manovrata da una oligarchia di burocrati sconosciuti alle dipendenze degli interessi economici e finanziari di Germania e Francia.
Una Unione Europea che in nome di una falsa unità crede che tutto gli sia consentito e questo la Gran Bretagna lo ha capito e ne sta prendendo le distanze con un referendum popolare che gli permetterà, come dicono i sondaggi, di uscirne in tempo.
Altri Stati hanno al loro interno una forte presenza anti europeista che cresce con l’aumentare della crisi sociale ed economica , cosa impensabile fino a un decennio fa, con derive politiche non prevedibili.
In effetti la Democrazia in Europa ha sempre di più perso il suo vero significato originale, non basta la libertà di parola, non bastano le sole elezioni a far credere di essere in una Democrazia quando poi queste appaiono sempre più uno specchietto per le allodole dove chi comanda non deve rispondere a nessuno permettendosi il lusso di impoverire intere nazioni a vantaggio di altre.
Se non si cambia rotta il rischio di derive autoritarie non si possono escludere, la Storia insegna che nulla dura in eterno, neanche le forme di governo e la Democrazia non è esclusa, le premesse in questa Europa non sono buone.

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