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Memorie garibaldine

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10 Maggio 2010

Egregio direttore,

sabato a Cassano Magnago, nel primo pomeriggio, si è ricordato con una cerimonia la figura di Daniele Carabelli, trombettiere dei Mille nella battaglia di Calatafimi. Battaglia decisiva dove le sorti rimasero in sospeso a lungo. Ai Mille di Garibaldi si erano aggiunti almeno cinquecento siciliani e si trovarono davanti circa quattromila soldati dell’esercito borbonico. Garibaldi temette la sconfitta e disperato si buttò nella lotta coi suoi , tanto che Bixio lo consigliò di desistere e di ritirarsi. Fu a Calatafimi, dove il nostro Carabelli suonò la carica, che Garibaldi rispose a Bixio con la  frase: "Bixio, qui si fa l’Italia o si muore".
Esempio di sintesi eccellente alla quale non occorre aggiungere commenti. Garibaldi, arrivato poi a Napoli chiamò anche Carlo Cattaneo per occuparsi di trasporti e ferrovie. Questo per dire che entrambi erano democratici, unitari e repubblicani. Ma Garibaldi,  repubblicano e realista, donò un regno ai Savoia e morì povero, povero, ripeto, a Caprera. Nel frattempo, dopo il 1861, l’esercito italiano gli aveva già sparato alle gambe in Aspromonte, il 29 agosto del 1862, ed arrestato. Garibaldi fece 54 giorni di galera (altri tempi) nel carcere di Varignano. A Londra 100mila persone si radunarono ad Hyde Park per manifestare la loro solidarietà a Giuseppe Garibaldi. In tutta Europa ci furono manifestazione di protesta contro il Governo italiano. Lord Palmerston, primo ministro inglese, offrì un letto speciale per la convalescenza in carcere dell’eroe dei due mondi. Solo un’amnistia concessa da Vittorio Emanuele II per il matrimonio della sua figlia col re del Portogallo fece uscire dalle carceri Garibaldi e i suoi. Il guaio era consumato. Giuseppe Mazzini trasse le conclusioni politiche dell’incidente : "Le pallottole del moschetto che han ferito Garibaldi han cancellato l’ultima riga del patto firmato due anni fa tra i repubblicani e la monarchia. Oggi ci dividiamo per sempre da una monarchia che ha combattuto sull’Aspromonte per il Papa". Coi Mille partì da Varese anche Arconati, tra gli altri. Aveva 16 anni, essendo nato nel 1845. Eran passati anni da quel 1848 dove a Belfiore gli amati austroungarici avevano impiccato anche dei preti ed il tanto lodato Radetzky in  un solo anno, tra il ’48 ed il ’49, ne aveva fatti impiccare ben 941, di patrioti. Forse è bene che si rispettino almeno i morti, col Tricolore. W l’Italia.

Roberto Gervasini

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