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Non minimizziamo il razzismo

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15 Ottobre 2008

Egregio direttore,
“assistiamo nelle ultime settimane ad episodi oggettivamente rivolti verso persone di colore ed immigrati.
Atti di ragazzi, “tifosi”, proprietari di bar e purtroppo alcuni episodi riguardano anche l’atteggiamento di persone con ruolo pubblico di sicurezza e vigilanza.
Episodi che si sommano nella nostra memoria, che si ostina a non volere essere troppo labile, a quelli precedenti, anche gravi e non lontani, attuati da datori di lavoro, ed agli episodi criminali contro campi nomadi. Pestaggi, attentati, omicidi.

Nonostante che per moltissimi di questi episodi la motivazione razziale sia evidente e richiamata dagli stessi gesti e parole degli autori, di volta in volta si assiste a una sorta di “negazionismo preventivo” per il quale il motivo razziale risulta sempre escludibile o minimizzabile: futili motivi, interessi, malavita, bullismo.
Forse nella complessità della vita, dei rapporti, e dell’animo umano davvero diversi motivi si assommano. Ma certamente il clima colpevolizzante e discriminante nei confronti degli stranieri e delle minoranze consente ai singoli ed ai gruppi di superare una soglia che altrimenti, per fortuna, di solito tiene.
Chi ucciderebbe per un pacchetto di biscotti? E chi si scatenerebbe contro una ragazza a causa di un litigio per un posto sul bus? E chi passerebbe di fianco a questa aggressione senza reagire?

Questo non è accettabile ignorarlo o fingere di ignorarlo. Occorre da parte di tutti sapersi mettere in discussione e correggere nel caso alcuni eccessi verbali ed intellettuali. Altrimenti per difendere proprie posizioni si rischia di chiudere gli occhi su fenomeni effettivamente preoccupanti.
Qualche decennio fa fenomeni sociali di scivolamento nella violenza politica sono stati negati per un certo periodo e ci si è rifiutati di riconoscerli come propri. Mentre la cura della democrazia e della civiltà esige sempre capacità di assunzione di responsabilità ed onestà politica ed intellettuale.

Inoltre alcuni segnali recentissimi sono molto allarmanti:
l’allargamento a fasce giovanili e soprattutto il riferimento a simboli molto chiari. La segregazione sui mezzi di trasporto ad esempio è un simbolo chiave dell’appartaid (degli Stati Uniti anni 30/40 e Sudafricana) così come anche è conosciuto simbolo scatenante di rappresaglie nei rigurgiti razzisti negli Usa anni 60. Non tutto avviene per caso e la cultura dei nostri ragazzi non va sottovalutata. Il bullismo insomma non ci ponga il cuore in pace.
Sicuramente il rifiuto del razzismo (almeno a questi livelli) è ancora un valore condiviso. Ma il problema deve essere tenuto aperto ed il rifiuto alla violenza ed al razzismo continuamente condiviso. Non utilizziamo questo tema (nell’enfatizzarlo e nello sminuirlo) come elemento di parte. Possiamo ben dire – ma dobbiamo dirlo chiaro, con forza e tutti – che il razzismo non può trovare spazio nella nostra società.
Minimizzare e continuare con il seminare divisione, rifiuto, sospetto non va certo in questa direzione.”

Acli Gallarate

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