Referendum costituzionale, rimedio necessario contro una riforma inquietante
13 Gennaio 2006
Lo scorso 16 novembre, il Senato, in seconda votazione, approvava il DdL “Modifiche alla Parte II della Costituzione”: la riforma più profonda ed inquietante approvata dalla maggioranza (uscente …) di centrodestra, ma anche la più sconosciuta ed oscura per i cittadini. I mass media italiani non si sono particolarmente spesi per fare conoscere il peso di questa contro-riforma, cavandosela con alcune frasi sulla cd. “devolution”, un appellativo che serve a mascherare piuttosto che a far conoscere la natura delel scelte operate. Quando una maggioranza riscrive 52 articoli sugli 83 che compongono la seconda parte della Carta Costituzionale vuol dire che é stato sostituito l’insieme dell’ordinamento democratico, che i costituenti definirono in modo che fosse funzionale ai principi ed ai valori della prima parte, con un nuovo ordinamento.
Il nuovo ordinamento é stato scritto sotto il peso di orientamenti politici e culturali profondamente diversi e lontani da quelli che avevano animato il dibattito nella Costituente, a cominciare dall’antifascismo: non a caso la stessa maggioranza vorrebbe sancire la riabilitazione dei repubblichini come legittimi belligeranti.
La Costituzione é quindi la vera posta in gioco, quella Costituzione che é stata la “casa comune” del popolo italiano, salvaguardando, nell’essenziale, la pace, la libertà, i diritti fondamentali delle persone e delle comunità. La Costituzione ha contribuito a formare l’identità nazionale, per cui oggi non é possibile pensare al popolo italiano come entità separata dai suoi istituti di libertà, dal pluralismo dei corpi sociali, dalla distribuzione dei poteri, dalla partecipazione popolare.La Costituzione rimane un patrimonio comune, indisponibile per ogni “occasionale maggioranza”, che non ha il diritto di depauperare il popolo italiano di alcun suo bene pubblico.
I costituenti hanno ci hanno lasciato in eredità una Carta Costituzionale, pensata per il futuro, per le successive generazioni, nella quale hanno voluto assicurare che ogni cittadina/o, per quanto carente di mezzi materiali, godesse, sin dalla nascita, di alcuni beni pubblici repubblicani: le libertà fondamentali, l’istruzione, la salute, la protezione dal flagello della guerra, la garanzia da ogni dispotismo. Per questo la Costituzione poteva e può essere aggiornata, ma non può essere demolita.
La controriforma aggredisce questo patrimonio comune e demolisce l’ordinamento democratico, sostituendolo con un altro ordinamento, fondato sul potere di governo di un solo uomo. Introduce in sostanza una forma di governo fondata sulla supremazia del Primo Ministro, forma sconosciuta negli ordinamenti democratici di tipo occidentale, ma non sconosciuta alla storia italiana, vista la similitudine con la forma di governo instaurata da Mussolini con le leggi speciali del 1925.Se questo non bastasse, la controriforma liquida l’unità della Repubblica, attraverso la devoluzione di beni pubblici primari, come la salute e l’istruzione, non più garantiti in modo eguale a tutte/i le/i cittadine/i.
Ammaestrati dal passato da loro vissuto, per nostra fortuna i costituenti hanno inserito nel testo originario un rimedio possibile in caso di colpi di mano, di occasionali maggioranze parlamentari, contro la Costituzione, prevedendo il referendum costituzionale come strumento preventivo all’entrata in vigore di ogni riforma. Avremo quindi lo svolgimento di un referendum, per il quale si stanno raccogliendo le firme in ogni città e paese, come nel caso di Varese, dove la raccolta é partita da tempo e con successo.
Ognuna/o di noi é invitata/o ad apporre la sua firma, per significare la sua scelta di libertà per sé e per tutte/i e per prepararci a fare del giorno in cui voteremo il nostro NO alla controriforma un giorno di festa, il giorno nel quale cancelleremo il tentato furto della nostra Costituzione.



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