“Disarmiamo la pace” contro l’aereo militare all’Isis

Il movimento che si batte per la riconversione dell'industria bellica ha scritto al preside e al consiglio d'istituto gallaratese

Riceviamo e pubblichiamo 

L’iniziativa dell’ISIS di Gallarate, di collocare sul tetto della propria scuola un aereo militare, si inserisce in una vera e propria campagna "culturale" che tenta di normalizzare gli strumenti della guerra (le armi e le forze armate del nuovo modello di difesa) così che la stessa guerra diventi un evento normale, quotidiano, e quindi inevitabile.

La nostra provincia è sede di importanti fabbriche belliche (che aumentano il proprio fatturato mentre, peraltro, i livelli occupazionali costantemente si riducono) e di un Comando di Corpo d’Armata di reazione rapida della NATO, che sta estendendosi sempre più fino a volere costruire una propria cittadella recintata, il villaggio Monte Rosa, con alloggi, negozi, uffici postali, scuole, strutture sportive.

Tutto ciò ci comunica l’idea di un territorio, il nostro, che sta assumendo un ruolo sempre più importante nella strategia della guerra permanente.

DisarmiAMO la PACE, coordinamento di gruppi, associazioni, movimenti e singoli cittadini per la pace e il disarmo, è nata proprio per svelare le complicità del nostro territorio e, in ultima analisi, per riflettere sulle responsabilità di ciascuno di noi che beneficiamo, direttamente o indirettamente, dei privilegi derivanti dal vivere in un Occidente ricco e potente.

Siamo convinti, infatti, che se si è contro la guerra, come lo è la maggior parte della popolazione italiana e mondiale, come lo sono tanti cittadini della nostra provincia, non si può ignorare da dove provengano le armi e le truppe che preparano e fanno la guerra, e quali sono i modelli di sviluppo che in qualche modo, consapevolmente o meno, la rendono inevitabile.

Con la volontà di confrontarci su queste tematiche, ci rivolgiamo agli studenti e agli insegnanti dell’Istituto ISIS perché ci si possa riappropriare di una dimensione nonviolenta nei confronti del mondo, delle cose e delle persone, in un’ottica di pace e di sostenibilità ambientale. 

Per questo abbiamo scritto una lettera aperta al Preside e al Consiglio di Istituto dell’ISIS, trasmettendo le nostre preoccupazioni e chiedendo nel contempo di derubricare l’iniziativa a pura e dichiarata finalità didattica, magari affiancando altri progetti che, mostrando gli effetti della guerra, permettano di riflettere insieme su come sia possibile riconvertire l’industria bellica ad usi civili e pacifici. Allo stesso tempo, per comunicare tutto ciò agli tutti gli studenti, ci siamo recati con un volantino davanti alla scuola: guardando quell’aereo, originale libro di testo che insegna subdolamente a tutti noi la “necessità” della guerra, i giovani potranno invece ricordare l’ingiustizia della guerra – ma anche la bellezza della pace e della pacifica convivenza tra i popoli di tutto il mondo – scoprire la complicità del nostro territorio, rammentare che ogni euro per le spese militari potrebbe essere meglio speso per la scuola pubblica, la sanità, la cultura, il lavoro….. 

al Preside e al Preside Vicario dell’Istituto ISIS di Gallarate

al Presidente e ai Componenti del Consiglio dell’Istituto ISIS di Gallarate 

Cari studenti, cari insegnati, cari genitori,

abbiamo saputo, con sorpresa, dell’iniziativa della vostra scuola di ospitare un “addestratore” Mb 339 Aermacchi.

Si possono comprendere le ragioni didattiche che hanno spinto gli Organismi Scolastici ad assumere questa decisione, ma riteniamo che non possano essere sottovalutate le conseguenze, sul piano simbolico ed etico, che tale decisione comporta, e che sono sinteticamente riportate nel volantino in allegato che verrà distribuito a studenti e docenti all’ingresso della Scuola.

Di diversa natura e meno comprensibile, però, è l’enfasi che è stata data all’evento, almeno a quanto si apprende dagli organi di stampa, tale per cui pare che il velivolo militare debba diventare addirittura il simbolo del vostro Istituto.

Decisione un po’ paradossale, se si considera che il 6 dicembre 1990, proprio un velivolo Aermacchi cadde proprio su un Istituto Tecnico, l’Istituto Salvemini di Casalecchio di Reno (Bo), uccidendo 12 studenti e ferendone gravemente 72.

Le nostre posizioni contro la guerra, contro le fabbriche di armi e la militarizzazione del nostro territorio, non intendono in alcun modo colpevolizzare i lavoratori, gli insegnanti, gli studenti che, per ragioni di studio o di lavoro, direttamente o indirettamente, si trovano ad avere a che fare con l’industria o il commercio delle armi. La realtà della guerra e della violenza è pervasiva di ogni strato della nostra società e tutti noi, in qualche modo, beneficiamo dei vantaggi che derivano dal vivere e lavorare in un Occidente ricco e potente che prospera, come noto, utilizzando a proprio esclusivo beneficio la gran parte delle risorse del Pianeta.

Per garantirsi il proprio benessere, il nostro sistema sociale, fondato sulle ineguaglianze, utilizza in forma diretta o indiretta lo strumento della guerra.

Per questo motivo, anche noi che vi scriviamo, ci sentiamo responsabili di questo stato di cose e, proprio per questo intendiamo, per quanto possibile, contribuire alla pace almeno mettendo in luce e sottolineando le logiche perverse che stanno alla base di questi tragici fenomeni.

Uno di questi è la produzione di armamenti, attività molto redditizia nella quale sono implicati non solo le industrie private ma anche i Governi, e, a questo proposito, non possiamo non registrare, con grande sconcerto, l’aumento della spesa militare contenuto in questa finanziaria del Centrosinistra, nonostante i tagli alla scuola, alla ricerca, alla sanità pubblica.

Ma la cosa più preoccupante è che, quasi senza accorgerci, ci stiamo abituando a questo stato di cose, al fatto che la nostra normalità, non turbata da lutti e distruzioni delle quali abbiamo una astratta conoscenza solo attraverso i media e per pochi momenti, sia in parte alimentata e garantita dalla morte e dalle distruzioni dovute all’attività produttiva delle nostre fabbriche, alle scelte economiche derivanti dalle nostre modalità di consumo di beni e risorse, alla “difesa” dei nostri privilegi rispetto ai diritti delle popolazioni più povere.

Un aspetto, forse non marginale, sebbene forse inconsapevole, di questa forma di assuefazione alla guerra, è anche quello di assumere un velivolo militare a simbolo di una scuola, di una città, di un territorio.

Questa nota, dunque, è il tentativo di aprire un dialogo intorno a questi problemi perché tutti, e insieme, possiamo riappropriarci di una dimensione nonviolenta nei confronti del mondo, delle cose e delle persone, in un’ottica di pace e di sostenibilità ambientale.

A tale visione, probabilmente oggi utopica, ma senza dubbio necessaria per garantire un futuro all’umanità, riteniamo debba contribuire in particolar modo la scuola.

E’ con questo obbiettivo che, nel trasmettervi le nostre preoccupazioni, diamo la nostra più ampia disponibilità ad un confronto chiedendovi nel contempo, se possibile, di derubricare la vostra iniziativa a pura e dichiarata finalità didattica, magari affiancando iniziative che facciano vedere anche l’altra faccia della guerra, e insieme riflettere su come sia possibile riconvertire l’industria bellica ad usi civili e pacifici. 

Disarmiamo la Pace – www.disarmiamolapace.altervista.org – disarmiamolapace@email.it

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 20 dicembre 2006
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