Una scuola alternativa che vive per strada

Il progetto "Prevenire senza prevenzione" del distretto di Sesto Calende viaggia a Trento per un convegno sull’ educativa di strada

Si è parleato di adolescenza con tutti i problemi e le potenzialità che ne conseguono nel convegno che si è svoltp a Trento il 7 dicembre scorso. Il progetto della cooperativa l’Aquilone di Sesto Calende era stato invitato a Trento a partecipare ad un convegno dal titolo Quale educativa di strada con i gruppi informali?

L’idea dell’incontro era quello di mettere a confronto varie esperienze, in tutto sei, realizzate nel nord Italia tra cui anche l’originale esperienza che da oltre quattro anni viene portata avanti da alcuni comuni del distretto sanitario di Sesto Calende.

I progetti di educativa di strada di cui si discute negli incontri seminariali tra il 7 e il 10 dicembre 2006 a Trento esulano dai modelli di prevenzione del disagio tradizionali, come i centri di aggregazione giovanili o gli sportelli di consulenza. Per capire in cosa consiste il lavoro degli educatori dell’Aquilone, Angela Murgia, coordinatrice del progetto Prevenire senza prevenzione, risponde a qualche domanda sull’argomento.

Cos’è l’educativa di strada?
L’educativa di strada è una metodologia di lavoro di comunità indirizzata ai giovani. Rispetto al tipico modello di intervento si tratta di un rovesciamento del tipo di approccio: nello schema classico è il ragazzo che si rivolge all’adulto per chiedere consiglio, mentre in questo caso è l’educatore che raccoglie dalla strada i problemi degli adolescenti

In che modo vi muovete ?
Lavoriamo sempre in due educatori insieme, un ragazzo e una ragazza.  Prima di tutto facciamo una mappatura del comune: girovaghiamo per i paesi, prendiamo appunti sulle associazioni e servizi per i giovani che esistono ed entriamo in contatto con gli adulti che possono essere dei riferimenti per i giovani, dai baristi ai responsabili di associazioni sportive. In fase di osservazione individuiamo tutti i luoghi di aggregazione, sia quelli organizzati che quelli informali come le piazze o le panchine della stazione. Studiamo i movimenti e le abitudini dei gruppi di ragazzi che vediamo, prima di avvicinarli. 

In che modo avviene l’approccio con i gruppi?
Noi chiariamo immediatamente il nostro ruolo di educatori e il nostro scopo. Sono loro che devono scegliere se entrare in contatto o meno. Spesso anche per loro è strano che un adulto li contatti senza avere un obiettivo prefissato.

Come è organizzato il lavoro con i ragazzi?
Non c’è un modello, dipende dai gruppi. Alcuni hanno bisogno di essere in movimento e di fare, quindi si organizzano delle attività come ad esempio delle partite di calcio, altri gruppi preferiscono parlare con noi dei loro problemi di adolescenti.

Come lavorate sul territorio?
La richiesta viene fatta dai comuni che chiedono una progettazione sul proprio territorio. Noi come cooperativa l’Aquilone abbiamo un progetto di educativa di strada nei comuni di Sesto Calende, Vergiate, Angera già dal 2002 e a Varano Borghi da quest’anno.

Quali sono stati i risultati in quattro anni di lavoro ?
Diversi erano gli obiettivi e diversi sono i risultati. Su Sesto Calende abbiamo lavorato con un gruppo di skater che si faceva molto sentire nella comunità. Una parte della popolazione li guardava con curiosità, mentre un’altra li vedeva come problematici: occupavano le piazze, le rovinavano e, per di più, il rumore delle ruote è fastidioso. Spesso venivano allontanati dai luoghi di ritrovo e dovevano trovarsene altri. Abbiamo cercato di lanciare il messaggio nei confronti della popolazione adulta che anche lo skater è uno sport, ci sono delle regole e delle abilità, mentre solitamente è visto come qualcosa di pericoloso. Durante la “Giornata senza auto”, che viene organizzata a Sesto Calende, dove esponevano varie associazioni, abbiamo realizzato con gli skater una piccola esposizione dell’attrezzatura che serve. Abbiamo anche organizzato degli incontri tra i gruppo di skeaters e l’amministrazione comunale, che si è dimostrata molto sensibile ai bisogni dei giovani. Nel corso di diversi anni Il Comune ha messo a disposizione una cifra considerevole per la realizzazione di uno skate park nelle vicinanze del centro sportivo. Speriamo nel 2007 che possano essere completati i lavori.  

Un altro esempio ?
Con il gruppo di Vergiate, che era molto più legato alla relazione, il comune ci ha messo a disposizione uno spazio per i periodi invernali, mentre nei mesi caldi tornavamo in piazza. Abbiamo affrontato tutte quelle tematiche tipicamente adolescenziali, le amicizie, gli amori, le famiglie e il problema delle sostanze. Il gruppo era molto autoreferenziale e faceva fatica ad aprirsi, abbiamo lavorato molto sulla relazione affinché i ragazzi potessero aprirsi verso l’esterno. In particolare, su richiesta di due persone che erano interessate al teatro, abbiamo organizzato un corso di improvvisazione teatrale finanziato dal Comune di Vergiate che quest’anno ne ha fatto partire uno avanzato (sono ancora aperte le iscrizioni se qualcuno fosse interessato)  

Per quanto tempo seguite il gruppo ?
Abbiamo chiuso il percorso con questi gruppi di ragazzi ed ora siamo nella fase di contattare altri gruppi più piccoli per riprogettare il percorso.

Dove trovate i finanziamenti per lavorare con i ragazzi sulle strade ?
Fino qualche anno fa c’erano le leggi di settore tra cui la legge 45 sulla prevenzione delle sostanze, mentre da quest’anno c’è il fondo unico della legge 328. Solitamente una parte dei fondi proviene dall’ufficio di piano del distretto di Sesto Calende e una parte direttamente dai comuni in cui lavoriamo.

In che modo l’educativa di strada può prevenire i comportamenti a rischio tra gli adolescenti?
Rispetto alla prevenzione dei comportamenti a rischio il lavoro che si fa è quello di rendere il più possibile i ragazzi consapevoli dei loro comportamenti e delle conseguenze che comportano. Sicuramente per i giovani avere come punto di riferimento un adulto che non giudica a cui ci si più rivolgere è importante. Comunque grazie all’educativa di strada riusciamo ad entrare in contatto con ragazzi che hanno dei comportamenti problematici. E’ la metodologia di lavoro che permette di avvicinare gruppi che sembrano inavvicinabili e solitamente restano lontani da luoghi aggregativi più convenzionali.

Come è nata la collaborazione con la cooperativa di Trento La cooperativa Arianna aveva progettato un convegno che mettesse a confronto varie esperienze. Hanno quindi contattato diverse cooperative sparse per tutto il nord d’Italia. Ci siamo trovati a settembre in un incontro preliminare da cui è nato un documento che aprirà il convegno del 7 dicembre.

 

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 09 dicembre 2006
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