Rosy Bindi: “Scegliete me, non sono romanocentrica”

Il Ministro della Famiglia ha parlato all'Istituto De Filippi della sua candidatura a leader del Partito Democratico: precariato, immigrazione e "la casta"

Precarieto, antipolitica, anziani ed immigrazione: Rosy Bindi ha toccato quasi tutti i temi “caldi” del momento nella sua tappa varesina per la presentazione della sua candidatura a leader del Partito Democratico questo pomeriggio, 11 ottobre, all’Istituto De Filippi, a tre giorni dalle primarie.

«Se fossi eletta sarei il primo leader donna: sarebbe anche ora» commenta ironicamente il Ministro della Famiglia ad una sala gremita di gente, che sottolinea con caldi applausi i passaggi più importanti del suo discorso. Senza dimenticare la “questione” del Nord: «Non sono romanocentrica, conosco bene il Nord, anche se sono una donna del centro Italia: ho sempre creduto nel Nord e nelle sue richieste, cercherò di rappresentarle al meglio». Richieste come «Maggiore autonomia, sistema fiscale giusto, una società più coesa». E per quanto riguarda Malpensa? «Chiedetelo a Veltroni questo!».

«Serve un grande partito nazionale, che raccolga al suo interno differenti pluralità per superare l’immobilità della classe politica attuale: siamo in ritardo su mille cose, bisogna fare delle scelte, anche scomode, perché sono i partiti i veri responsabili della crisi della politica». L’antipolitica, il fenomeno dei grillini e lo sconforto dei cittadini nei confronti della “casta”: per la Bindi serve «Una politica che dia delle risposte». Una politica che «Deve usare si i tributi non per pagare i privilegi di Cesare, ma per prendersi cura della comunità». Un commento anche per le ultime dichiarazioni del collega Tommaso Padoa Schioppa sulle “bellissime” tasse: «Le tasse non sono bellissime, ma pagare non è una condanna: è un dovere».

Un  altro punto di discussione per la candidata della Margherita è il ruolo della laicità dello Stato: un argomento che la Bindi non può non trattare ricordando il suo essere cattolica praticante. «I cattolici veri sono dei cittadini esemplari, non cittadini con due padri, due leggi e due sovrani». Il Ministro spiega come l’essere credenti influenzi positivamente il rispetto che i singoli danno alle leggi dello Stato: «Per un credente la legge sovrana è quella dell’amore, che ti porta a rispettare lo Stato e tutti gli altri». Una legge dell’amore nei confronti degli altri, anche di chi è diverso, come ricorda la stessa Bindi per quanto riguarda la sua proposta sui Dico: «Sapevo che era una legge scomoda alla chiesa, ma in quanto membro del Governo devo garantire i diritti della persona a tutti».  Parliamo di “Nuova Laicità”, di un superamento dei conflitti e del garantire a tutti il primato della persona e della dignità umana. «Non possiamo tollerare, in uno stato laico, l’uso del Burqa – commenta rifacendosi alle polemiche degli ultimi giorni -: è il simbolo dell’oppressione della donna nella civiltà islamica, e non di identità religiosa e culturale».

Alla frase «Il precariato non è un valore per nessuno» la numerosa platea scoppia in un partecipe applauso: «Dobbiamo creare un solidarietà tra le generazioni: in questo momento gli ammortizzatori sociali per i giovani che non si riescono a mantenere e i per gli anziani che hanno bisogno di assistenza sono la generazione dei 50/60enni che paga per loro». Crescita economica, ma anche redistribuzione: «Dobbiamo investire sui giovani, aiutare le famiglie con i figli che non ce la fanno più e sostenere gli anziano non autosufficienti». L’Italia è il paese più vecchio del mondo, e per la Bindi «Dobbiamo imparare ad usare una risorsa di vita importante come tutti quegli anziani dai 60 agli 80 anni, 20 anni di “sana vita”, per esempio nella solidarietà».

«Dobbiamo avere il coraggio di cambiare testa, creare un nuovo patto tra le generazioni, e renderci conto che alcuni bisogni sociali, come il congedo parentale e l’assistenza agli anziani, hanno bisogno di una risposta universale. Alcuni costi non devono più gravare sulle aziende  o sui singoli ma devono diventare dei “costi sociali”».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 11 ottobre 2007
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