Monsignor Fisichella: “Sì alla laicità che unisce”

Grande partecipazione all’incontro di villa Cagnola su “Libertà religiosa e laicità dello stato”. Cardia: “Attenzione al relativismo dei diritti”

rino fisichella laicità e religione vareseNessuno deve essere molestato per le sue opinioni, anche religiose, purchè la manifestazione di esse non turbi l’ordine pubblico stabilito dalla legge”. Parola di monsignore? Si, ma frase pronunciata e presa a prestito dalla Déclaration des droits de l’homme et du citoyen. Proprio così: le parole di Rino Fisichella, invitato ad un convegno sulla libertà religiosa e laicità dello stato tenutosi a villa Cagnola di Gazzada sfruttano l’articolo 10 della Déclaration del 26 agosto 1789, vera data fondamentale della Rivoluzione Francese. Questo diritto, di libertà di culto, è lo stesso che ritroviamo nelle grandi costituzioni europee degli anni a venire, e anche in quella italiana del 1948. Da questo tema, toccato dal Rettore della Pontificia Università Lateranense si raggiunge il concetto di laicità positiva, che Fisichella ha ben spiegato nella sua seguitissima relazione, cui ha assistito una sala gremita di pubblico. «Una laicità che rispetti, che riunisca e che dialoghi – quella auspicata da Fisichella. La laicità positiva che offre alle nostre coscienze la possibilità di scambiare opinioni, al di là delle credenze e dei riti, sul senso che noi vogliamo dare alla nostra esistenza». convegno religione e laicità
Un concetto importante per gestirsi nella società: una ricchezza, quella della laicità, che per un cristiano deve voler quindi dire di rispettare il valore della verità. «Separare la libertà dalla verità potrà essere un buon esercizio per preservare il diritto soggettivo, ma di fatto lo umilia perché lo lascia in balìa rispettivamente del sentimento, dell’arroganza o della vergogna”, dice Fisichella. Ed è qui che arriva anche l’opinione di un altro pensatore del nostro tempo, il professor Carlo Cardia, docente dell’Università degli studi Roma Tre, anch’esso intervenuto al convegno e che ha parlato di “Laicità, diritti umani e cultura relativista”. «Attenzione alla cultura relativista – avverte Cardia – che non vince mai sulle questioni di sostanza. E spesso il concetto di laicità dello stato viene inteso come uno strumento da chi sostiene che la legge non deve occuparsi di etica . E’ il pericoloso concetto del ‘politeismo etico’ che porta al relativismo dei diritti. Ma non di diritti qualsiasi: anche dei diritti carlo cardia relativismo e laicitàumani. Trovo agghiacciante il fatto che debbano esistere attenuanti per un crimine a seconda della cultura da cui proviene un soggetto. Ricordate la sentenza di assoluzione degli aborigeni australiani che la corte giudicò a seconda della loro provenienza culturale e non sulla base del crimine perpetrato? Ecco, questo è il rischio del relativismo». In quest’ottica si rischia una destrutturazione del principio di laicità e del sistema della libertà religiosa all’interno della nebulosa della multiculturalità. Un esempio? Il burqua. «Applicando i criteri e i principi del più moderato femminismo chiunque può constatare che il burqua sia uno strumento di umiliazione della donna, un sogno di emarginazione sociale, che sancisce una sua ‘non esistenza’ come persona – spiega il professor Cardia . E sembrerebbe ovvio affermare contrarietà del burqua ai principi di eguaglianza tra uomo e donna e di rispetto della dignità della donna. I primi a reclamare questa contrarietà dovrebbero essere proprio coloro che hanno sostenuto le lotte per l’emancipazione della donna nei decenni scorsi. Ebbene, accade esattamente il contrario. Tra coloro che tollerano il burqua sono proprio coloro che in altri momenti hanno teorizzato le parole d’ordine del più sfrenato femminismo».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 06 novembre 2009
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