Castelli: «sovraffollato, ma non il peggiore »
Il Ministro di giustizia visita la casa circondariale
«Questo carcere non è dei peggiori» è l’impressione del ministro di giustizia Roberto Castelli alla fine della sua visita al carcere di Busto Arsizio. Faceva parte della suo tour varesino e alla casa circondariale bustese è arrivato nel pomeriggio accompagnato dal senatore leghista Luigi Perruzzotti. Lo hanno accolto il vicequestore della città Luigi Mauriello e il capitano dei carabinieri della compagnia di Busto Pier Paolo Mason. A guidare la visita è stata la direttrice del carcere Caterina Ciampoli. Gli spazi dedicati alla socialità e l’infermeria, questi sono stati i principali luoghi in cui il guardasigilli e il suo seguito si sono soffermati. Con un’attenzione alle celle sovraffollate: spazi molto piccoli in cui sono ospitati anche tre detenuti. Il sovraffollamento è la costante dei molti carceri visitati da Castelli, come ha spiegato «malgrado queste condizioni difficili – ha aggiunto – il clima è relativamente tranquillo e il merito va alle persone che lo gestiscono, in ambienti positivi, come gli spazi comuni che in altre realtà non esistono neppure».
Del carcere sovraffollato la direttrice Caterina Ciampoli offre i numeri. E dalla visita del guardasigilli si aspetta una soluzione. Sono quattrocentotrenta i detenuti del carcere di Busto, di cui centocinquanta definitivi e il 40% di stranieri. Basti pensare che sono 34 le lingue che vi si parlano. È l’effetto Malpensa, che si rincorre. E mentre aumentano i detenuti, non si può dire lo stesso per gli agenti di polizia penitenziaria. «Mancano quaranta agenti all’organico necessario». È l’ultimo dato che snocciola la direttrice. È la seconda volta che un ministro di giustizia visita il carcere bustocco. La prima volta è stato nel 1992 con il ministro Conso. La casa circondariale bustese è stata aperta a metà degli anni Settanta. In origine doveva ospitare circa la metà dei detenuti che vi si trovano oggi.
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