Se c’è una cosa che non si ferma alle frontiere poste dagli uomini, questa è proprio il tempo, inteso nel senso meteorologico del termine. E allora l’appuntamento clou, nella seconda giornata di apertura della Fiera città di Varese, non poteva che essere quello con Piernando Binaghi, responsabile delle trasmissioni meteo della Radio Televisione Svizzera Italiana. Il servizio curato da Binaghi e dal suo staff ha ricevuto importanti riconoscimenti, tra cui la prestigiosa affermazione al 12° Festival Internazionale della Meteo (unica manifestazione al mondo del settore): "Prix de média" a Parigi per la migliore presentazione in assoluto, dunque, per i suoi contenuti scientifici, per le qualità e modalità espositive e per la struttura del programma. Una motivazione che avrebbe lusingato persino il mitico Colonnello Bernacca.
Nella piazza Ticino & Varese, conversando con Mauro Della Porta Raffo, Binaghi ha descritto al pubblico la struttura del suo programma, l’apporto insostituibile dei suoi collaboratori, tre belle, ma soprattutto preparate giornaliste (Sabrina Balestrieri, Silvia Ongaro e Samuea Baratella). A loro tocca redigere i testi, sulla base dei bollettini che arrivano dal centro Locarno Monti, che dovranno essere letti al pubblico. «Un lavoro delicato che richiede grande preparazione alla divulgazione scientifica, ovvero rendere semplice per chi ascolta un testo, senza scadere nelle banalità».
(foto, da sinistra: Piernando Binaghi e Mauro Della Porta Raffo)
E’ cauto Binaghi, manifesta il giusto scetticismo dello scienziato. Non crede alle previsioni di lungo periodo e tantomeno a quelle stagionali, anche se qualche noto personaggio (di cui non fa il nome) ha azzardato un verdetto, sperando nella fortuna, meno bizzosa del tempo di questi ultimi anni. Secondo lui sarebbe più corretto parlare di ipotesi, più che di previsioni. «Viviamo in un sistema chiuso e complesso dove interagiscono moltissime variabili, perciò non è facile fare previsioni per lunghi periodi». E, a proposito di sistemi chiusi, non rinuncia alla metafora più bella e famosa di tutta la letteratura meteorologica: «È sufficiente che una farfalla batta due volte le ali in Australia, perché un uragano si scateni a New York».
Ama consultare più fonti, ma sostanzialmente i suoi riferimenti per le previsioni sono il già citato Locarno Monti e il Centro Geofisico Prealpino del Campo dei Fiori. «Il professor Furia è stato il mio maestro. Lo ascolto tutte le mattine alla radio, al Gazzettino Padano. Il Centro da lui diretto è uno dei due link che compaiono sul sito Meteo realizzato dalla RTSI».
Binaghi parla di meteorologia analizzando l’intero sistema, compresi l’utilizzo insensato e gli sprechi di energia, l’esaurimento dei giacimenti d’idrocarburi e le immissioni di CO2 nell’atmosfera. Non è un catastrofista, ma se è vero che il surriscaldamento della Terra è aumentato con l’inizio dell’era industriale, la logica conseguenza sarebbe la riduzione della produzione e, di riflesso, la rinuncia ad una parte del PIL. «Non bisogna rinunciare al petrolio. Alcune molecole derivate da questa materia prima ci forniscono le medicine e trovano applicazione in molti aspetti della vita. Semmai dobbiamo cercare di ottimizzarne l’uso, ripensando ad un modello di sviluppo sostenibile ed ecocompatibile. Pensate che di un litro di benzina che immettiamo nei serbatoi delle nostre automobili solo il 25 per cento è trasformato in energia, il resto lo trasformiamo in calore. Viaggiamo su delle stufe e con una tecnologia non molto diversa dalle prime automobili, un po’ più raffinata, ma sostanzialmente la stessa dei primi veicoli».
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