Airaghi: «Inceneritore nel nord della provincia»
L'onorevole di An analizza la situazione rifiuti
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riceviamo e pubblichiamo In modo ciclico e ricorrente torna ripetutamente d’attualità il problema dello smaltimento dei rifiuti nella nostra Provincia. Le ultime settimane hanno visto il riaccendersi dei riflettori sulla cosiddetta emergenza rifiuti: vista l’assoluta prevedibilità dell’evoluzione della situazione in assenza di una seria programmazione in merito, questa appare sempre più una situazione emergenziale in qualche modo provocata ed attesa Ricordo e sottoscrivo pienamente quanto affermato dall’Assessore Provinciale all’Ambiente, Dott. Francesco Pintus, nello scorso mese di luglio (La Prealpina del 19.07.02): la necessità di aumentare la quota dei rifiuti inceneriti rispetto a quanto versato in discarica e, parallelamente, l’autosufficienza territoriale in materia di smaltimento rifiuti, sono concetti che corrispondono pienamente alla linea da me da sempre sostenuta. Desidero inoltre sottolineare come sia per me assolutamente facile portare avanti e difendere questa linea politica, in quanto non solamente mia personale convinzione, ma esattamente corrispondente alla linea di An in Provincia di Varese, chiaramente tracciata nel documento congressuale del Presidente Ferrazzi, plebiscitariamente approvato nel congresso provinciale della scorsa primavera. Soprattutto, poi, queste linee guida sposano integralmente la strategia governativa, ribadita dal Ministro Matteoli, e scientificamente avvalorata dal Premio Nobel Prof. Carlo Rubbia, nel corso delle loro audizioni presso la Commissione d’Inchiesta di cui faccio parte. L’attuale impostazione ministeriale auspica infatti la seguente catena logica: riduzione al minimo della quantità di rifiuti prodotti; differenziazione della raccolta; riciclo di quanto possibile; termovalorizzazione di quanto non recuperabile. Le cifre riportate nel rapporto dell’osservatorio Rifiuti della Provincia sulla gestione dei rifiuti urbani nel Varesotto, evidenziano un gravissimo aumento del volume dei rifiuti prodotti: l’importanza di combattere tale tendenza è ancor maggiore della necessità di educare i cittadini ed i Comuni ad una sempre maggiore attuazione della raccolta differenziata. E’ importante a tal proposito precisare che la termovalorizzazione dei rifiuti non può e non deve essere vista come antagonista al positivo aumento tendenziale della percentuale raccolta in modo differenziato ma, come ha nettamente chiarito il Ministro, viene dopo ed in conseguenza della stessa. La termovalorizzazione del tal-quale viene, in prospettiva futura, drasticamente esclusa: bruciare tutta la raccolta rifiuti è sbagliato, è uno spreco e non permette di raggiungere i limiti di emissioni tollerabili. Dobbiamo infatti sfatare la convinzione di utilizzare rifiuti urbani per produrre energia: la quantità di energia che esce da questo tipo di processi è relativamente modesta e serve solamente a recuperare quanto possibile da una trasformazione che ha un bilancio energetico negativo. Rubbia indica come obiettivo da perseguire la combustione di un terzo dei rifiuti, il riciclo di un altro terzo ed il conferimento in discariche controllate del terzo residuo. Considerando che la situazione italiana attuale vede ben il 75% dei rifiuti versati in discarica, comprendiamo la gravità della situazione e l’urgenza di immediate decisioni da parte delle amministrazioni locali. Cito infatti testualmente il Ministro Matteoli: “lo smaltimento del rifiuto in discarica oltre ad essere una metodologia superata rappresenta una iattura per il nostro paese: infatti noi preleviamo l’acqua per usi civici ma, continuando a bucherellare il terreno rischiamo di inquinare le nostre falde acquifere, cosa che in alcune realtà è già avvenuto”. Da ultimo ribadisco l’importanza di smaltire i rifiuti il più possibile vicino ai luoghi di produzione, sia per un problema di equità nella ripartizione dei disagi conseguenti (il “principio di prossimità” previsto dalle linee di indirizzo della Comunità europea), sia per minimizzare il trasporto dei rifiuti che, sempre citando Matteoli, “rappresenta un affare per la criminalità”. A tale riguardo il Ministro ha indicato come parametro equo per la definizione della necessità di un termovalorizzatore una popolazione di 500 mila abitanti. Calando queste considerazioni nella nostra realtà locale confermo perciò la indilazionabile necessità di prevedere la costruzione di un secondo impianto di termovalorizzazione in Provincia di Varese, secondo quanto già previsto dal piano regionale: compito della nostra Provincia è l’immediata individuazione del sito più opportuno che, data la presenza nella zona sud delle grandi discariche regionali e dell’inceneritore di Borsano, deve essere necessariamente situato nella zona nord della nostra Provincia. La situazione dello smaltimento dei rifiuti nella nostra Provincia sarà oggetto di valutazione nel corso della missione che, su mia sollecitazione, la Commissione effettuerà in Lombardia entro il mese di Dicembre e che prevederà, tra l’altro, un sopralluogo alle discariche di Gorla Maggiore e Mozzate. Marco Airaghi |
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