Inceneritore, torna la paura

I comitati spontanei chiedono un incontro all’assessore provinciale e denunciano che si stia facendo poco per evitare la collocazione di un secondo termodistruttore

La collocazione del secondo inceneritore della provincia di Varese torna agli onori della cronaca. Nessuno se ne è dimenticato, soprattutto i comitati spontanei che tanto hanno lottato per evitare la collocazione dell’impianto nell’area verde di Caronno Corbellaro, decisione che fu poi congelata dalla passata amministrazione provinciale. Ma i cittadini continuano a essere preoccupati, soprattutto dopo le recenti dichiarazioni del parlamentare del Collegio di Saronno Marco Airaghi, membro della commissione ministeriale rifiuti, secondo cui è necessario un secondo inceneritore. 
I comitati hanno quindi recentemente scritto all’assessore provinciale all’ecologia Francesco Pintus chiedendo presto un incontro poter capire quali siano le politiche di questa amministrazione in materia di rifiuti. Nella lunga lettera vengono sottolineate le forti preoccupazioni dei cittadini e quanto fu fatto negli ultimi due anni: «Vennero organizzate decine e decine di assemblee pubbliche in tutti i Comuni circostanti l’area di Caronno Corbellaro, segretamente indicata come la futura localizzazione dell’impianto, vennero organizzate due manifestazioni pubbliche e una vasta raccolta firme che arrivò in due soli mesi alla ragguardevole cifra di 14.000 firme, consegnate alla Provincia, alla Regione e al Prefetto».
Quello che però più preoccupa è la situazione attuale: «A distanza di tempo però ci si accorge che nulla va nella direzione prevista dalle norme comunitarie e nazionali, che nulla va verso l’annullamento del Piano Provinciale Rifiuti, come da noi chiesta da sempre, nonostante quest’ultimo sia superato già al momento dell’approvazione nell’ormai 1997. La volontà politica di cambiare lo stato delle cose manca, e ci si dirige esattamente come per la scorsa Amministrazione verso la decisione più comoda e forse meno onerosa ma senza alcuna garanzia circa la salute pubblica, la salvaguardia dell’ambiente e la reale necessità nel futuro a lungo termine di un impianto già sovradimensionato».
I comitati si riferiscono al fatto che poco viene fatto per evitare la costruzione di un secondo inceneritore: gli impianti di compostaggio per lo smaltimento dei rifiuti organici non decollano («l’impianto di Gemonio, misteriosamente chiuso, non riceve da mesi materiale che inesorabilmente giunge di nuovo in discarica»), molti comuni hanno una bassa percentuale di raccolta differenziata («in troppi Comuni, anche importanti, rimane ferma a  percentuali scandalose e mancano decisioni capaci di invertire la tendenza»).
Su queste basi, il 4 novembre scorso, i comitati hanno così scritto la lettera all’assessore provinciale chiedendo un «confronto serio, sereno, trasparente e leale». La lettera è tuttora in attesa di risposta.


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Pubblicato il 13 Novembre 2002
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