“Aprile” raccontato in venti tagli dall’uomo dei girotondi

«Personalmente politico», così lo stesso autore ha descritto il film, sintesi della famosa pellicola

Un uomo timoroso di diventare papà, preoccupato per il mondo in cui vivrà il proprio figlio; paranoie, fissazioni e tanta, tanta politica. Ironici, simpatici, quasi surreali i 20 tagli del film “Aprile” che Nanni Moretti ha presentato questa mattina, domenica 15 dicembre, al cinema Vela a Varese. 
Il cortometraggio di 27 minuti “Il grido di angoscia dell’uccello predatore” è infatti costruito con una serie di scene che non erano state montate in “Aprile”, il film/documentario del ’97 con cui Nanni Moretti ha raccontato la politica italiana dal ’94, quando vinse le elezioni il centrodestra, al ’97, quando vinse il centrosinistra. Il tutto in concomitanza con la nascita del figlio Pietro.
Lo stesso Moretti ha definito Aprile «un film personalmente politico». E questi 20 tagli non sono differenti. Moretti è sempre stato un personaggio che non ha mai avuto paura di mostrare al cinema le proprie paure, le proprie insicurezze, le proprie indecisioni.
Il cortometraggio presentato oggi dimostra come il Moretti che si intromette da “non professionista” della politica, non sia improvvisato, ma frutto di sensazioni e pensieri. Elaborazioni secondo cui c’è ancora la possibilità di dire di “no” e non accettare passivamente tutto quello che ci viene propinato.
Ma Moretti non è solo un politico. È anche un papà, premuroso, sensibile e iperprotettivo. È irresistibile, infatti, nel monologo con il figlio Pietro (a un mese dalla nascita) in cui cerca di convincersi che la politica, dopo la vittoria del centrosinistra, sarà tutta diversa. Oppure quando, ossessionato, guarda su sei schermi televisivi Umberto Bossi che “verseggia” e che sbaglia le preposizioni.
Nel ’97 “Aprile” sembrava una sorta di festeggiamento per la vittoria ottenuta dal centrosinistra. Visti oggi questi tagli hanno un qualche cosa di inquietante, ma anche di nostalgico. Moretti non è un politico e non vuole fare il politico. Secondo il regista ognuno deve essere libero di esprimere il proprio pensiero e le proprie emozioni. Come lui stesso ha dichiarato oggi «Non voglio essere come tutti quelli che cercano di dare delle risposte, voglio porre delle domande. Non sono un intellettuale, sono solo uno che fa il regista».

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 15 Dicembre 2002
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